Portogallo, perché trivelle bloccate? Boom energie rinnovabili “aiuta” gli ambientalisti

di Pino Nicotri
Pubblicato il 12 settembre 2018 6:08 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2018 16:52
energie rinnovabili

Portogallo, perché trivelle bloccate? Boom energie rinnovabili “aiuta” gli ambientalisti (foto d’archivio Ansa)

CASCAIS – Alla fine della prossima settimana l’Eni avrebbe dovuto iniziare a trivellare un pozzo petrolifero nel mare dell’Algarve, nel sud del Portogallo, a 46 chilometri dal paese di Aljezur, ma è ormai quasi certo che la data slitterà a causa delle complicazioni giudiziarie create dai movimenti che si oppongono alla trivellazione e in genere alle ricerche di petrolio nel Paese lusitano: vale a dire, il Movimento Algarve Livre de Petróleo (Movimento Algarve Libero dal Petrolio, MALP) e la Plataforma Algarve Livre de Petróleo (PALP).

Per capire perché gli ambientalisti anti petrolio siano così forti bisogna sapere che il Paese sta macinando record su record nella produzione di energie rinnovabili: nell’intero mese dello scorso marzo tale produzione tramite eolico, idroelettrico e fotovoltaico ha superato quella ottenuta con i fossili (petrolio, gas e carbone), con un picco del 143 per cento del fabbisogno nazionale raggiunto l’11 marzo. La produzione di rinnovabili a marzo ha raggiunto i 4.812 GWh a fronte della domanda di energia elettrica mensile totale di 4.647 GWh, superata quindi del 3,6 per cento.

Nel febbraio 2014 le rinnovabili avevano prodotto il 99,2 per cento del fabbisogno nazione: i risultati di quest’anno provano che il sistema energetico lusitano nelle green energy ha continuato a investire. E già oggi il consumo di energia verde è inferiore del 42 per cento alla produzione potenziale del settore. Il merito di questi straordinari risultati è soprattutto dei settori idroelettrico ed eolico, rispettivamente responsabili del 55 e 42 per cento dell’energia verde prodotta, con in fotovoltaico nella posizione di Cenerentola, ma, come vedremo più avanti, non ancora per molto.

I benefici che le green energy nazionali stanno regalando al Portogallo non sono pochi: il loro boom ha portato al calo dei prezzi energetici medi nel mercato all’ingrosso, scesi a soli 39,75 euro per MWh. E nell’atmosfera sono finiti 1,8 milioni di tonnellate di anidride carbonica in meno, con un risparmio di 21 milioni di euro di costi in quote di emissione. Lisbona pensa e agisce in grande, punta infatti a varare entro il 2021, cioè ormai nel giro di tre anni, 31 nuove centrali fotovoltaiche per una capacità complessiva di 1 GW, tripla di quella attuale e del valore di almeno 800 milioni di euro. La lunga marcia delle energie rinnovabili intende raggiungere nel 2040 un traguardo ancor più ambizioso: produrre tutto il fabbisogno energetico nazionale rendendo così per l’intero Portogallo superfluo, e decisamente diseconomico, l’utilizzo del petrolio, del carbone e del gas.

Ecco spiegato perché gli ambientalisti di ricerche di petrolio in Portogallo non ne vogliono sentir parlare. Oggi i Paesi europei locomotive nel settore del fotovoltaico sono Italia, Francia e Germania, ma il Portogallo sarà in futuro la sede – a Vaqueiros, nel sud del Portogallo – dell’impianto fotovoltaico senza sussidi statali più grande dell’intera Europa.

La centrale sarà realizzata dalla irlandese WElink Energy Gruop, che ha avviato a Vaqueiros la costruzione di Solara4, installazione fotovoltaica da 221 MW di potenza. A fare tutto il lavoro, dalla a alla zeta, sarà la China Triumph International Engineering Co, partner da tempo di WElink Energy Grup, agendo come EPC contractor, ossia come azienda che realizza e consegna “chiavi in mano” il progetto. Sarà infatti la società cinese a gestire la progettazione iniziale, la realizzazione, le pratiche burocratiche, ecc., fino al collaudo e messa in funzione dell’impianto, cioè fino alla consegna “chiavi in mano”.

Consegna che avverrà, compreso l’allacciamento alla rete di distribuzione dell’elettricità, nella prima metà dell’anno prossimo. Sarà preceduta di poco da Prosolia Energy, che a Ourique, sempre nel sud del Portogallo, sta terminando un impianto da 46 MW, anche quello senza contributi statali. Il direttore generale di WElink Group, Barry O’Neill, di recente ha dichiarato: “Siamo felici d’essere in grado di iniziare la costruzione del nostro progetto di punta Solara4, dimostrando che gli impianti di grandi dimensioni possono essere redditizi senza sovvenzioni governative, in quanto si tratta ormai di una tecnologia matura”.

Guardando avanti, il Portogallo ha stipulato il 27 luglio, in un incontro a Lisbona del proprio premier Antonio Costa con i colleghi di Spagna e Francia Pedro Sanchez ed Emmanuel Macron, un accordo di interconnessione che permette di esportare il surplus di elettricità prodotta, accordo occasione per rilanciare il fotovoltaico e rendere il Portogallo un importante esportatore di energia da fonti rinnovabili. Il segretario all’Energia, Jorge Seguro Sanches, spiega: “Con le interconnessioni la nostra possibilità di esportare l’energia rinnovabile in eccesso aumenta in modo straordinario”. Tra i nuovi progetti di interconnessione elettrica in fase di realizzazione spicca la linea che attraversa il Golfo di Biscaglia. Gli scambi energetici tra cittadini iberici e francesi aumenteranno mentre invece i prezzi caleranno.