Renato Farina lapidato: lo difende Pino Nicotri, pur condannato per una diffamazione costata 15 mila euro

di Pino Nicotri
Pubblicato il 15 Agosto 2021 - 12:44 OLTRE 6 MESI FA
Renato Farina lapidato: lo difende Pino Nicotri, pur condannato per una diffamazione costata 15 mila euro

Renato Farina lapidato: lo difende Pino Nicotri, pur condannato per una diffamazione costata 15 mila euro

Renato Farina, nove anni fa gli ho dovuto scucire (o meglio, lo ha fatto l’Espresso) 15 mila euro per una diffamazione del non c’era perltro mi stata. Premessa doverosa a un articolo che trova ingiusti e anticostituzionali gli attacchi che lo stesso Farina ha dovuto subire. Per una consulenza affidatagli dal ministro Renato Brunetta. Fino alle dimissioni.

Le leggi italiane dicono che una volta scontata la pena un condannato se non ha pene accessorie, come per esempio il divieto di incarichi pubblici, ridiventa un normale cittadino. Come tutti gli altri che non hanno conti in sospeso con la Giustizia.

Dicono anche che scontata la pena ha anche diritto all’oblio. Ha diritto cioè che quando si parla o si scrive di lui la sua condanna pregressa non sia ricordata, non venga tirata in ballo come un marchio permanente, per giunta con disprezzo, a ogni pie’ sospinto. 

Invece nei giorni scorsi abbiamo assistito a una levata di scudi ed esecrazione contro il fatto, reso noto da Il Fatto Quotidiano, che il giornalista Renato Farina il 4 agosto era stato assunto dal ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta come “dirigente con funzioni di consigliere giuridico” e “stipendio da 18 mila euro” (Lordi? Netti? Mensili? Annui? Mistero).

Tanto scandalo perché nel 2006 si è scoperto che Farina, all’epoca vicedirettore di Libero, collaborava coi servizi segreti militari (SISMI). Con nome in codice Betulla e annessa paga. In pratica, era un loro informatore.

La collaborazione di Farina coi servizi segreti militari, che dagli anni ’60 godono di pessima fama per vari comportamenti censurabili in stragi a scopo politico e affini,  ha portato il 2 ottobre 2006 l’Ordine dei giornalisti lombardo a sospenderlo. Per una anno dalla professione con l’accusa di “avere pubblicato notizie false in cambio di denaro dal Sismi”. 

Renato Farina si dimise prima che lo radiassero 

La sospensione è stata però ritenuta una condanna troppo lieve soprattutto dalla Federazione Nazionale della Stampa (FNSI), che infatti s’è rivolta alla magistratura per chiederne la radiazione dall’Ordine dei Giornalisti e quindi dalla professione. Radiazione decisa il 29 marzo 2007 dall’Ordine della Lombardia su richiesta appunto della magistratura.  Ma radiazione senza senso perché nel frattempo Farina s’era prudentemente già dimesso sua sponte dall’Ordine.

Chiaro che non si può sospendere chi ormai è già fuori. Tant’è che la radiazione è stata poi annullata con sentenza della Cassazione, permettendo così a Farina di essere riammesso nell’Albo dei giornalisti di Milano il 3 settembre 2014 con votazione unanime del consiglio regionale. Davanti al quale consiglio Farina prima della votazione ha ammesso pienamente e senza giri di parole di avere gravemente sbagliato, violando col suo comportamento l’etica professionale. 

Nel frattempo Farina nel 2008 è stato eletto deputato in parlamento nelle fila del Partito delle Libertà di Silvio Berlusconi, carica conservata fino al 2013. 

Le maledizioni e lo strapparsi i capelli di rappresentati del sindacato dei giornalisti e delle sue varie componenti, di rappresentanti dell’Ordine e delle asserite vestali dell’etica professionale sono stati intensi. Nonostante ciò, l’attività giornalistica del reprobo sul piano giudiziario gli ha procurato solo ed esclusivamente un processo. Per avere scritto il falso contro l’ex primo ministro Romano Prodi per compiacere il SISMI.

Gli attacchi a Prodi

Vale a dire,  per avere scritto che Prodi era stato d’accordo con gli alleati USA e con i nostri servizi segreti per i rapimenti organizzati dalla CIA di estremisti islamici in Europa. Compreso il rapimento a Milano il 17 febbraio 2003 dell’imam Abu Omar per mano di dieci agenti della CIA.

L’avere scritto il falso e l’avere informato il SISMI sull’andamento delle indagini giudiziarie per il caso Abu Omar ha portato Farina a processo per il reato di favoreggiamento. Da cui è uscito col patteggiare una condanna a sei mesi. Pena commutata poi in una multa di 6.800 euro.

Insomma, la montagna ha finito col partorire il classico topolino. Nulla al confronto della condanna confermata dalla Cassazione nel febbraio 2013 al risarcimento danni per 130.000 euro verso il procuratore aggiunto di Milano Ilda Bocassini per quattro articoli ritenuti diffamatori scritti per Il Giornale. E cifra da pagare assieme all’allora direttore Mario Cervi e alla società editrice de Il Giornale, che se n’è fatta carico. 

Scremando e riassumendo siamo di fronte al caso di un giornalista che ha certamente commesso degli errori in fatto di etica professionale, dal diretto interessato ampiamente riconosciuti. E per i quali ha avuto una condanna blanda, qual è la multa di 6.800 euro. Tutte cose che però non c’entrano assolutamente nulla con la sua assunzione da parte del ministro Brunetta. Che infatti lo ha assunto NON come giornalista, ma come consulente giuridico. Attività ben diversa dal giornalismo. O no?

Un ex deputato al Parlamento

Sempre scremando e riassumendo siamo di fronte anche a un ex deputato del parlamento italiano. Il partito col quale è stato eletto, il berlusconiano Partito delle Libertà, può piacerci o non piacerci neanche un po’. Ma resta il fatto che Farina è stato eletto e che essere o essere stato deputato è un onore, non a caso i parlamentari sono anche detti onorevoli. Essere stati eletti è una cosa che merita rispetto da parte di tutti, compresi gli avversari politici. 

Com’è possibile che invece contro l’ex parlamentare nonché giornalista a pieno titolo e diritto Renato Farina sia stata scatenata la canea. Per impedirgli di esercitare il suo diritto a una nuova professione? Professione oltretutto, ripeto, che nulla ha a che spartire col giornalismo. Che fine ha fatto il diritto all’oblio? 

Fermo restando il fatto che anche se Brunetta lo avesse assunto come giornalista il lapidarlo per fatti pregressi oltre a violare il diritto all’oblio non avrebbe nessuna base legale e neppure morale. Si tratterebbe solo di visceralismo e antipatia conclamata sfociante nel disprezzo. E che calpesta anche il consiglio regionale lombardo che nel 2014 lo ha riammesso nella professione con voto unanime.

Possiamo disprezzare chi vogliamo, ma non per questo possiamo impedirgli di lavorare!

P. S. Nel 2012 io e il settimanale L’Espresso siamo stati condannati a pagare 15 mila euro di risarcimento a Farina. Per un mio post sul blog che avevo nell’edizione online del  settimanale. Qualcuno aveva inviato via mail a Farina il testo del mio post, ma falsificandolo in un punto, diventato così da querela.  Il testo non era stato inviato come PDF, ma come copincolla. Anche i bambini sanno che col copincolla i testi si possono alterare. Ma la signora magistrata non ha voluto sentire ragioni. Oppure non è stato capace di esporgliele il mio avvocato, che purtroppo avevo scelto di testa mia.

Tutto ciò non mi impedisce di capire, e dire pubblicamente, quanto segue. Che riguardo il dileggio e le accuse contro l’assunzione di Farina fatta dal ministro Brunetta  sono solo un sopruso.