Rai, tv di Stato o tv di regime?

di Giovanni Valentini
Pubblicato il 8 Novembre 2010 12:18 | Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2010 16:05

Giovanni Valentini,  che è stato direttore dell’«Espresso» e vicedirettore di «Repubblica», è uno dei più attenti osservatori del fenomeno Berlusconi e della televisione. Ha scritto una lettera a Blitzquotidiano per replicare a un nostro commento su un suo articolo pubblicato da “La Repubblica” nella rubrica “Il sabato del villaggio”. Pubblichiamo la lettera nella sezione opinioni.

A causa di un viaggio all’estero che mi ha impedito di leggere per qualche giorno il vostro giornale, vedo soltanto adesso l’editoriale di “Blitz” in cui si cita – e in parte si contesta – un mio recente articolo sulla Rai, apparso nella rubrica “Il Sabato del Villaggio” su Repubblica. Mi scuso, perciò, per il ritardo con cui rispondo, ringraziandovi comunque per l’attenzione e per le espressioni lusinghiere usate nei miei confronti.

So bene che – come scrive “Blitz” – in tutti i Paesi in cui esiste la televisione pubblica c’è un conflitto costante fra governo e tv. E dico anche: è bene che sia così. Questo appartiene alla fisiologia dei rapporti tra potere e informazione.

Il problema è che quando il vertice della televisione pubblica – come accade in Italia – viene insediato dal potere politico, in forza di una lottizzazione che spesso ignora il merito e la competenza e privilegia un criterio di fedeltà, si stabilisce fatalmente una condizione di sudditanza o di subalternità che può compromette l’autonomia e l’indipendenza dei giornalisti. E allora si rischia di passare, appunto, da una tv di Stato a una tv di regime.

Sarò anche un “inguaribile romantico”, secondo l’amabile definizione del vostro giornale. Ma continuo a ritenere – insieme ad alcuni autorevoli opinionisti di “Blitz” e a tanti altri colleghi e amici – che occorre una riforma di sistema per garantire un effettivo servizio pubblico, in modo da passare dalla Rai dei partiti alla Rai dei cittadini. Perciò, a mio parere, quello della Bbc resta il modello a cui ispirarsi: come certamente saprete, infatti, il board della televisione pubblica inglese viene nominato direttamente dalla Corona e non dal governo. E purtroppo, come cantava a suo tempo quel genio della tv che è Renzo Arbore, “la Rai non è la Bbc”.