Il cerone europeo di Berlusconi squagliato dai tassi sui Btp

di Riccardo Galli
Pubblicato il 13 Settembre 2011 - 14:52 OLTRE 6 MESI FA

berlusconiBRUXELLES – Una maschera si è più o meno allegramente aggirata per l’Europarlamento. Con trasferta addizionale alle euro commissioni. Insomma, una maschera italiana a Strasburgo e Bruxelles. Diceva la maschera più o meno sorridente, non una ma due, dieci volte e cento volte che la manovra finanziaria del governo di Roma è stata la migliore possibile, un “miracolo” di ingegno e decisione e che ora il mondo non può che riconoscere il talento e il merito di chi l’ha fatta. Mentre la maschera parlava, proprio negli stessi minuti, il Tesoro italiano vendeva i Btp a cinque anni pagando tassi del 5,6 per cento. Mai così tanto dal 1997 e, soprattutto, già così troppo da non reggere se tutto il debito italiano dovesse essere rinnovato a questi tassi di interesse.

Il faccia a faccia con il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, i colloqui “chiarificatori” con l’Europa, il Berlusconi rassicurante nel “vendere e mostrare”. Un classico esercizio di maquillage della realtà, che in politica non sempre è peccato, anzi talvolta serve pure. Ma quando si tratta di soldi e non di voti, il maquillage scivola e degrada verso il trucco: le parole europee del premier erano il “cerone”, i tassi da pagare sui Btp le gocce di sudore che il cerone squagliavano.

La tournée serve ufficialmente per illustrare ai vertici dell’Unione la manovra italiana, ma consente al premier di saltare l’incontro previsto con i magistrati napoletani nel procedimento sulla presunta estorsione ai suoi danni da parte di Gianpaolo Tarantini e Valter Lavitola. Due i risultati sicuramente raggiunti: la rassicurante foto opportunity tra Berlusconi e i rappresentanti dell’Europa e la sollecitazione nervosa dei magistrati napoletani ad un incontro entro la settimana.

Il polacco Jerzy Buzek, presidente del Parlamento europeo aveva detto: “Gli darò un paio di minuti”. Ma il Cavaliere non si è lasciato scoraggiare ed è partito “carte alla mano” per illustrare ai suoi colleghi europei le misure adottate dall’Italia per far fronte alla crisi nostra e della moneta unica. E il premier, fedele al suo credo, non è partito alla volta dei palazzi del potere europeo solo con una valigia carica di documenti e buone intenzioni ma anche con il suo carico di “fondotinta, ciprie e tutte le varietà cosmetiche”. Sia quelle metaforiche: “Italia salvata…”, “Manovra sufficiente anzi abbondante…”, “nessun problema in Italia tranne l’opposizione antitaliana…” Sia le ciprie e i ceroni in senso stretto, quelli che accompaganano il premier nella battaglia contro il tempo che passa, passa anche sul suo volto e sul suo giro vita. Una battaglia che alcuni giudicano patetica. I soliti francesi ad esempio, le Monde : «Berlusconi è un uomo vanitoso, che cerca di mantenere un aspetto giovanile, a volte con uno zelo quasi comico».

I soliti spocchiosi? Perché sarebbe sbagliato non volersi arrendere al trascorrere degli anni? Perché non dovrebbe esser giusto ricorrere ad aiuti chirurgici e di make up? Berlusconi lo ritiene giusto e sacrosanto, e in qualche modo lo rivendica persino, anche perché per tutti è difficile negare l’evidenza, in questo caso anche per lui. Che i capelli siano finti lo si vede lontano un chilometro, somigliano a quelli di Ken, il marito di Barbie. Che il ricorso al fondotinta sia assiduo e frequente lo dimostrano le foto e i fatti, e anche il colorito arancione che ogni tanto il nostro premier ha sfoggiato. Capita a tutti di sbagliare crema, nessuno è perfetto.

I suoi, davanti a questo gioco, sorridono bonari. O si concedono al massimo una battuta, come quella che gli dedicò il Foglio di Ferrara per la penna birbante di Mattia Feltri: «Che bello il Cav. con il lifting. Non gli si darebbe più di quarant’anni. Con le attenuanti generiche, anche trentacinque». Il Cavaliere è addirittura convinto del valore morale del ritocco. E anche se davanti alle ironie su una aggiustatina disse «io il lifting non lo volevo fare, è stata Veronica a spingermi» (immediata smentita dell’allora consorte: «No: idea sua»), ha spiegato cosa pensa della chirurgia estetica: «Io stimo le donne che si sottopongono a queste operazioni. Sono ancora più belle, perché la loro bellezza se la sono meritata». Di più, ha teorizzato una sorta di training autogeno: «Ogni mattina davanti allo specchio io mi guardo e mi ripeto: “Mi piaccio, mi piaccio, mi piaccio”. Ricordatevi: se uno piace a se stesso, piacerà anche agli altri!». E tanto ha insistito su questo punto da concedere compiaciuto ai suoi collaboratori di rivelare qualche piccolo segreto. Come quelli raccontati al Times da Massimiliano Lucci, il truccatore che secondo il quotidiano londinese gli aveva tolto «un po’ di colorito arancione». Dichiarò dunque il visagista che il premier «ha una bella pelle, per lui uso una crema idratante ultraleggera Chanel e dei fondi francesi, tutto qui. Niente agli occhi: né rimmel, né quel kajal bianco, quella matita bianca dentro gli occhi che ho visto utilizzata anche per alcuni leader politici. Sul viso del presidente bastano soltanto un buon fondotinta, qualche ombra e una cipria dorata».

Questo modo di fare e di proporsi, che potrebbe esser definito “l’estetica di B.”, nasce da un sentimento sano: il bisogno di piacersi. E, come dice il Cavaliere stesso, come puoi piacere agli altri se non piaci prima a te stesso? Giusto, sacrosanto e perfetto. Ma qui subentra il cortocircuito logico che fa dell’estetica di B. una sorta di grottesca rappresentazione delle piccolezze umane. Perché piacersi non significa trasformarsi e truccarsi oltre il limite del ridicolo. Ovvio è che “imbelletarsi” si può, ma l’immagine di Silvio di bianco vestito, bandana compresa, a spasso con Blair fa ancora ridere tutti. Esiste un limite che non può esser varcato, un limite oltre il quale la vanità, il bisogno di piacersi, sfocia nel ridicolo. E i limiti non sono il punto forte del nostro premier.

Esiste poi un secondo punto dell’estetica di Berlusconi che trasforma il suo autore e cultore più in una macchietta che in un uomo prestante: il tempo passa, per tutti, e non c’è niente che possa fermarlo. Ostinarsi in una battaglia contro di esso è ridicolo. I vecchi, checché ne pensi Berlusconi, godono di stima anche per il carico di saggezza ed esperienza che portano con se, e il loro aspetto è testimone di questo. Moltissime società davano il comando agli anziani, proprio per questo carico di esperienze. Ma questo, l’estetica di berlusconiana non lo contempla. Ed infine, molto più terra terra: ma perché un uomo che mente sull’età e sull’aspetto dovrebbe dir la verità su altri temi? Di sicuro non c’è nesso certo tra la menzogna d’aspetto e quella dei fatti e delle parole, ma è innegabile che una tale disposizione d’animo possa nascere quando ci si trova di fronte una maschera come quella del cavaliere. Speriamo che a Bruxelles non si soffermino troppo sul cerone. Non lo faranno, loro guardano ai tassi.