Salvatore Sfrecola

Matteo Renzi pro arte e cultura. Almeno a parole. Firenze nel cuore

Matteo Renzi pro arte e cultura. Almeno a parole. Firenze nel cuore

Renzi e Letta tra le rovine di Palazzo Vecchio a Firenze (foto Lapresse)

ROMA – Ho molto apprezzato i plurimi riferimenti del Presidente del Consiglio all’arte e alla cultura per sottolinearne il valore, non solo ideale ma anche economico. E gli ha fatto eco il Ministro Franceschini quando ha sostenuto che il suo, quello per i beni e le attività culturali e il turismo, è “il più importante Ministero economico del nostro Paese”.

Viene da Firenze Matteo Renzi e non tralascia di ricordare nei suoi discorsi e nelle dichiarazioni alla stampa le bellezze della sua Città, spesso evocando le splendide sale di Palazzo Vecchio, in particolare il Salone dei Cinquecento con il suo splendido soffitto a cassettoni, realizzato da Simone del Pollaiuolo, assistito da Francesco di Domenico e Antonio da Sangallo, nel quale venivano ospitati i rappresentanti del Consiglio Maggiore, cinquecento appunto. Lì, ha ricordato Renzi, sedeva anche, negli anni in cui la capitale del Regno d’Italia s’installò sulle rive dell’Arno, il Parlamento dello Stato unitario.

Con orgoglio Renzi ricorda la storia della sua Città e dell’Italia unita, un bagaglio di idee e sentimenti che porta nella Città eterna, capitale dello Stato e centro della Cristianità, per dire anche che Roma e l’Italia hanno una posizione centrale nel Mediterraneo che non ha avuto timore di chiamare Mare Nostrum, per rivendicare un ruolo per la civiltà che sulle rive del Tevere si è sviluppata nei secoli, dimenticata nel dopoguerra, forse per la eccessiva enfatizzazione che ne aveva fatto il Fascismo. Un ruolo che appartiene all’Italia e all’Europa, una porta verso il Medio Oriente e in genere verso i paesi rivieraschi che tradizionalmente dialogano con l’Italia nel ricordo di Roma e della sua civiltà emblematicamente rappresentata dalle meravigliose città che lì costruì l’Urbe, dalla tunisina Biserta alle libiche Sabratha e Leptis Magna, da Cesarea a Volubilis, per non citare che le più note.

Il Medio Oriente e l’Africa settentrionale sono straordinarie occasioni per rapporti culturali ed economici. I primi spesso aprono ai secondi, nel senso che il riconoscimento della storia di Roma è espressione della comune cultura che unisce le diverse sponde del Mediterraneo, che apre all’Italia molto più che alla Francia o alla Spagna.

Si è detto più volte della vocazione mediterranea dell’Italia, in proprio e in nome dell’Europa, ma non si è fatto nulla, se non qualche convegno che non ha aperto a relazioni commerciali ed industriali.

Renzi sembra aver capito l’importanza di queste relazioni. Da Palazzo Vecchio a Palazzo Chigi è entrato nella visione romana del Mediterraneo, effetto di buoni studi classici, ad onta di chi vorrebbe ridimensionarne il ruolo nella formazione dei giovani degli anni a venire.

A Roma, nel palazzo del Governo, ma anche negli altri che frequenterà in ragione del suo ruolo, da Palazzo Madama a Palazzo Montecitorio, Renzi ritroverà l’arte universale di Roma e della Cristianità a ricordargli, di giorno in giorno, che il nostro patrimonio storico-artistico è un valore ideale, che definisce il senso dell’appartenenza, ma è anche un grande patrimonio di cultura che genera turismo e buone relazioni con i paesi rivieraschi, dalla Grecia all’Egitto, ad Israele, dalla Libia al Marocco, dalla Tunisia all’Algeria. Occasioni di importanti scambi commerciali, di cooperazione allo sviluppo e della identificazione di progetti comuni per l’ambiente, le fonti di energia, l’industria.

Effetto anche dell’amore per l’arte, perché dalle magnifiche sale di Palazzo Chigi il nuovo Presidente del Consiglio percepirà, solo ad affacciarsi su Piazza Colonna, dalla splendida colonna Antonina, realizzata dall’imperatore filosofo Marco Aurelio nel 180 d.C., l’apertura Urbi et Orbi, alla Città e al Mondo, che non a caso la Chiesa cattolica richiama nelle benedizioni papali in una proiezione spirituale che è laicamente cultura della quale l’Italia può a buon titolo essere custode per proiettarla nel bacino del Mediterraneo. In ragione della pace e dello sviluppo.

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