Spread: Berlusconi non conta e la Borsa saliva con giovani disoccupati a 40%

di Renato Brunetta
Pubblicato il 3 ottobre 2013 6:41 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2013 0:50
Spread: Berlusconi è innocente e la Borsa saliva con giovani disoccupati a 40%

Renato Brunetta: Berlusconi non c’entra con lo spread

Se lo spread aumenta e le borse crollano è colpa di Berlusconi. Ma è colpa di Berlusconi anche se gli spread scendono e la borsa risale.Contraddizioni in termini. Sullo spread e sull’interpretazione dell’andamento dei mercati finanziari ognuno dice la sua. A suo modo. Secondo convenienza.

Su questo ieri il Financial Times, con l’editoriale di Ralph Atkins: “Berlusconi ha perso la forza di scuotere i mercati”, ha dato il meglio di sé.

Evidentemente il problema, per il Financial Times e per i poteri forti, non è lo spread né sono i mercati. Il problema è Berlusconi. E qualsiasi cosa lui faccia è sbagliata. Convinti loro…

Eppure è chiaro a tutti, universalmente riconosciuto: gli spread dipendono solo per una piccola parte dalle vicende interne dei singoli Stati. Quando invece sono strettamente collegati alle politiche economiche europee, alle azioni delle banche centrali e all’evolversi dell’economia internazionale.

E mentre Istat certificava disoccupazione giovanile in Italia al 40,2%, la Borsa aumentava la propria capitalizzazione. Più contraddittorio di così?

Quanto all’economia internazionale, i fari sono puntati sugli Stati Uniti, dove da 2 giorni i servizi federali sono stati bloccati, con relativa perdita di posti di lavoro da parte di coloro che quei servizi forniscono al paese. Da un giorno all’altro, e fino a quando il Senato americano non troverà la “quadra”sulla legge finanziaria (e sull’Obamacare). Lo chiamano “shutdown”.

Il prossimo 17 ottobre, poi, si ripresenterà la questione del “tetto del debito”. Problema ciclico che è stata la causa, tra le altre, della speculazione sui titoli del debito sovrano dell’area euro, con conseguente esplosione degli spread nel luglio del 2011, quando gli Stati Uniti rischiavano il default per aver sforato il tetto sul debito pubblico. Ecco: il Congresso americano dovrà ridiscuterne il prossimo 17 ottobre.

E la tensione è alta.

Infine, c’è il “rallentamento”, anche noto come tapering, degli stimoli di politica monetaria all’economia Usa da parte della banca centrale americana: la Federal Reserve.

Smettiamola di ricondurre sempre a eventi interni, di casa nostra, tutto quello che succede sui mercati. Smettiamola di prenderci la colpa di tutto. Smettiamola di buttarla sempre addosso a Berlusconi.

Così facendo dimostriamo solo presbiopia, masochismo, opportunismo, scarsa conoscenza dei mercati. Scarsa fantasia, menzogna conclamata.