Alluvione in Veneto miracolo del duro lavoro. Cesare Lanza: maledizioni…dal Sud

di Cesare Lanza
Pubblicato il 22 novembre 2018 10:27 | Ultimo aggiornamento: 22 novembre 2018 10:27
Alluvione in Veneto miracolo del duro lavoro. Cesare Lanza (nella foto): maledizioni...dal Sud

Alluvione in Veneto miracolo del duro lavoro. Cesare Lanza: maledizioni…dal Sud

Ci sono molti italiani che non si rassegnano di fronte alle tragedie e reagiscono lottando con energia, senza aspettare chiacchiere consolatorie e retoriche promesse. Qualche giorno fa, scrive sul suo blog Cesare Lanza, genovese nato a Cosenza,  ho elogiato la mia adorata Liguria, pubblicando la testimonianza di Fiorella Minervino, scrittrice e brava giornalista de “La Stampa”. Oggi, stimolato da alcune telefonate e lettere di amici di Vicenza e Belluno, vorrei parlare dei meriti del Veneto.

Ho visto sul web alcune foto di Alleghe, in provincia di Belluno, subito dopo l’alluvione, e altre negli immediati giorni successivi. In pochissimo tempo, molto, moltissimo, anzi quasi tutto è stato rimesso a posto! Il governatore del Veneto, Zaia, ha commentato con orgoglio: «Questo è il Veneto».

Un miracolo? Sì, anche, ma la spiegazione è semplice, anzi elementare: “Ci si rimbocca le maniche e si lavora, testa bassa e in silenzio, per ricostruire i luoghi amati, per dare nuova vita al territorio devastato dal maltempo, anche se quasi nessuno se ne accorge, anche senza aspettarsi una pacca sulle spalle. Poche, pochissime chiacchiere e moltissimi fatti.”

Ora basta musse…

Resterà nella storia ciò che disse a Toninelli uno straordinario rappresentante delle sventurate famiglie genovesi: “Ministro, ora basta musse!” Musse: così a Genova sono definite le chiacchiere, le parole a vuoto, inutili. I veneti sono simpatici e popolari anche per il loro gusto per le ciacole bonarie. Ma, quando si fa sul serio e bisogna lavorare concretamente, la gente veneta è in prima linea, dà a tutti il buon esempio. Al punto che qualcuno ha registrato lo stupore di Di Maio per l’attivismo dei veneti: «Ma sono tutti qui a lavorare?».

Eloquenti le foto postate su Facebook e Twitter: nelle prime si vedono fango e macerie, lo scempio causato dalla tempesta che dal 28 ottobre fino ai primi di novembre ha provocato enormi danni, soprattutto sulle montagne bellunesi. Un danno quantificabile in un miliardo di euro, ed è solo una prima stima. In altre foto ogni cosa sembra tornata al proprio posto: grazie alle braccia di tutti quelli che hanno lavorato e continuano a sudare per ricostruire le zone colpite.

Mentre dall’esterno arrivavano bordate orrende, come quella del dipendente di una Asl abruzzese, che ha augurato ai veneti di «marcire come i pini».

Parlano i fatti: 10 giorni prima l’orrore, poi quasi tutto in ordine. Grande Veneto!