Sesso con video in discoteca, un padre: “Se quella è tr… che c’entra mio figlio?”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Marzo 2015 11:01 | Ultimo aggiornamento: 4 Marzo 2015 11:14
Sesso con video in discoteca, un padre: "Se quella è tr... che c'entra mio figlio?"

Sesso con video in discoteca, un padre: “Se quella è tr… che c’entra mio figlio?”

TORINO –  “Se quella è una troia che c’entra mio figlio?”: è la morale di un padre che davanti agli inquirenti cerca di spiegare che, insomma, che colpa ha il figlio che ha filmato e pubblicato su internet il video di due che fanno sesso nel bagno di una discoteca? Le parole dell’uomo sono stare riportare sul quotidiano La Stampa. Che colpa ha se quella è “troia”, e ben inteso solo lei, che colpa ha questo ragazzo se il fatto è moralmente deprecabile (fare sesso nel bagno di un locale, magari ubriachi), sarà mica in questione il comportamento del figlio che ha “solo” filmato e pubblicato?

Il fatto è accaduto giorni fa a Torino, in una discoteca che si chiama Loud. Un ragazzo di 21 anni e una ragazza di 16 si appartano nel bagno e fanno sesso. Qualcuno, a loro insaputa, in piedi sul wc del bagno accanto riprende col telefonino. Almeno tre persone. Poi quel filmato lo pubblicano su Facebook e su Whatsapp e come spesso accade quel video di sesso amatoriale diventa virale.

Il padre in questione è il genitore di uno dei tre ventenni indagati per aver filmato e pubblicato il video. Immaginiamo gli inquirenti che spiegano: rendere pubblico un filmato a sfondo sessuale privato è reato, viola la privacy. Se poi uno dei protagonisti è minorenne (la ragazza) è un reato ancora più grave, si chiama diffusione di materiale pedopornografico. E’ un’accusa pesante, soprattutto odiosa. Ma non è solo questo padre a prendersela con la ragazzina, online è ovviamente tutto un “se l’è andata a cercare”. E’ il sottotesto dei tanti gruppi Facebook nati (e chiusi) sulla scia del successo del filmato.

Il gruppo che si chiamava “I bagni del Loud” ha scritto tra gli ultimi messaggi: “Ebbene sì, ci stanno attaccando, ma non molliamo. Fatevi una risata e una s…. nei bagni”. Qualcuno commenta: “Non ho visto il video, ma mi è stato detto che lei sapeva benissimo di essere ripresa e perdipiù guardava in camera”. Falso: nessuno dei due sapeva. Ma come si nota in questa storia compare solo lei. Certo, è lei la minorenne, è lei quindi la “vittima più vittima” dei due.

Ma come sempre accade in casi simili è più spesso lei, in quanto donna, ad avere la fetta maggiore di “colpa”, di “essersela andata a cercare”. Perché, parafrasando quel papà, se insomma sei “troia” non puoi aspettarti niente di diverso. Per la cronaca: la ragazzina ha fatto denuncia alla polizia postale quando il video aveva ormai fatto il giro di internet e anche della sua stessa scuola. Il filmato è stato rimosso da Facebook ma non si può fare altrettanto con le chat private di Whatsapp. Oltre il danno, la beffa: continua a girare ed è pressoché impossibile fermarlo.