Islam, il partito che in Belgio vuole instaurare la sharia

di Anna Boldini
Pubblicato il 22 aprile 2018 16:38 | Ultimo aggiornamento: 22 aprile 2018 16:40
Islam, il partito che in Belgio vuole instaurare la sharia

Islam, il partito che in Belgio vuole instaurare la sharia

BRUXELLES – In Belgio arriva il partito Islam, che vuole instaurare la sharia (o legge islamica) nel Paese. E ci si interroga se dovrebbe essere messo al bando.

La formazione politica è stata fondata a Molenbeek, quartiere periferico di Bruxelles ad alta densità di immigrati. Il suo nome, Islam, è l’acronimo di Integrazione, solidarietà, libertà, autenticità e moralità.

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Redouane Ahrouch, uno dei tre fondatori, ha illustrato al quotidiano Le Point alcuni punti del programma, come la divisione nei bus tra uomini e donne: “Durante le ore di punta, certe persone, soprattutto di origine straniera, approfittano del fatto che i mezzi sono pieni per palpeggiare le donne. E non sono solo le donne musulmane a subire queste umiliazioni. Per questo motivo chiedo che uomini e donne stiano in due spazi separati, gli uomini davanti e le donne dietro”, ha spiegato Ahrouch, conducente di autobus eletto alle elezioni comunali di Anderlecht nel 2012, per la gioia dei Fratelli musulmani.

Ahrouch vorrebbe instaurare in Belgio una sharia occidentale”, come la chiama, e ha inviato una lettera a re Alberto II in cui lo invita a convertirsi all’Islam. L’autista oggi politico negli anni Novanta ha frequentato il Centro islamico belga (CIB), uno dei luoghi del fondamentalismo religioso in cui sono stati anche reclutati jihadisti per combattere in Afghanistan e Iraq.

Lhoucine Aït Jeddig, professore di chimica di 56 anni, è un altro dei tre fondatori del partito. “Vedete bene che non siamo talebani. Vogliamo solo un ritorno ai valori morali, di etica e giustizia”, dichiara. Nel suo discorso accusa le lobby e chiede una “politica più inclusiva” nei confronti dei migranti. E aggiunge: “L’80 per cento della legge belga è compatibile con il Corano. Per il restante 20 per cento, la deploriamo ma la rispettiamo”, dice Jeddig, che sarebbe favorevole alla reintroduzione della pena di morte “in certi casi”.