Germania, Spd spodesta Cdu in Bassa Sassonia. Schiaffo a Merkel per le federali

Pubblicato il 21 Gennaio 2013 10:10 | Ultimo aggiornamento: 21 Gennaio 2013 10:15
Germania, Spd spodesta Cdu in Bassa Sassonia. Schiaffo a Merkel per le federali

Angela Merkel (Foto Lapresse)

BERLINO – Schiaffo sonoro per Angela Merkel in vista delle federali di settembre: la Cdu in Bassa Sassonia resta il primo partito, ma crolla dal 42,5 al 36% e, nonostante il successo del’Fdp, la coalizione guidata da David McAllister perde la maggioranza. Da un testa a testa iniziale, fra le squadre avversarie, si passa nei dati finali a un leggero vantaggio dell’opposizione, con i rosso-verdi che riescono a strappare la maggioranza alla coalizione governativa giallo-nera (quella di Frau Merkel) per un seggio: 69 a 68. E il candidato socialdemocratico Stephan Weil si dice disposto a governare anche in questa situazione.

Vince, in termini relativi, l’Spd, che con un 32,6% quasi soddisfa le attese dei sondaggi, che lo davano al 33: lo sguardo fisso su Berlino, però, non consente di esultare pienamente. Non mancano le polemiche sulla candidatura alla cancelleria di Peer Steinbrueck, che afferma di sentirsi “responsabile” di non aver aiutato il partito a sfondare, nel Land del nordovest.

Successo, invece, per i Liberali, che si riscattano dalla lotta per l’esistenza toccando quota 9,9%. Philipp Roesler, a rischio fino a poche ore fa, nella eventualità che il suo partito non riuscisse a restare in Parlamento, mancando il 5% indispensabile all’obiettivo proprio ad Hannover, in casa sua, “diventa improvvisamente un gigante”, scrive la Bild.

Cantano giustamente vittoria anche i Verdi, che con il 13,7% hanno una possono festeggiare una nettissima affermazione. Restano fuori dal consesso regionale, invece, la Linke (sinistra), mortificata da un 3,1% (cinque anni fa prese il 7%) e i Pirati, il cui nome ormai neppure compare più. Negli exit poll delle principali emittenti televisive il dato (forse un 2%) viene accorpato a quello degli altri partiti. Una fine amara per quei giovanissimi “anarchici” della politica federale che spiazzavano i partiti tradizionali, fino a qualche mese fa, con consensi a due cifre.

“La caccia ai voti è valsa la pena. La Cdu è il numero uno in Bassa Sassonia. Abbiamo la fondata speranza di poter portare avanti la nostra coalizione di successo ad Hannover”, ha detto Mcallister, lo scozzese di 42 anni alla guida della Cdu. Fino a ieri quotato come futuro possibile delfino di Angela Merkel, McAllister ha aggiunto: “Abbiamo combattuto fortemente e lavorato fino all’ultimo momento”.

A pesare, fra i 6,2 milioni di voti del quarto Land del Paese (per popolazione) è stato il voto degli indecisi, mobilitato negli ultimissimi giorni. Il raccolto, però, è magro per il partito di Frau Merkel: dato al 41% nei sondaggi, alle spalle un successo del 42,5% – quello di cinque anni fa con l’ex presidente Christian Wulff – precipita di oltre sei punti. Dove sono finiti? Ha contribuito “l’aiuto” dato da molti elettori cristiano-democratici ai Liberali.

E’ evidente che gli elettori e le elettrici hanno votato per l’Fdp per far continuare il governo di questa coalizione“, è l’analisi del segretario generale della Cdu Hermann Groehe, ma sia chiaro, sottolinea, la Cdu resta il primo partito. “Useremo questo slancio per le elezioni in Baviera e nel parlamento federale”, ha commentato il capogruppo parlamentare dei liberali Rainer Bruederle, mentre per il ministro della Salute Daniel Bahr quello di oggi è “un successo straordinario per l’Fdp e Philipp Roesler, che lo rafforza”.

Diversi i toni in casa Spd, che hanno recuperato più di 2 punti rispetto a cinque anni fa, ma continuano a guardare a Berlino: “Che accozzaglia maledetta saremmo, se cambiassimo candidato mentre il vento spira contro?”, ha detto il leader Sigmar Gabriel. Mentre Steinbrueck fa “mea culpa”: “Sono consapevole che da Berlino non è arrivato un vento favorevole”. Se il candidato Stephan Weil non ha sfondato non è affatto colpa sua. Resta però il dubbio su chi governerà, nei prossimi cinque anni, la Bassa Sassonia. Non si esclude una grande coalizione.