Abolizione province: misure escono da manovra ed entrano nella Carta delle Autonomie

Pubblicato il 28 Maggio 2010 20:22 | Ultimo aggiornamento: 2 Giugno 2010 13:07

Giulio Tremonti e Roberto Calderoli

Sgombrato il terreno dal rischio di un’imminente cancellazione delle province più piccole con la manovra finanziaria, oggi si rafforza l’ipotesi che la questione, sponsor la maggioranza, sarà affrontata nell’ambito della Carta delle Autonomie sulle funzioni fondamentali degli enti locali in un emendamento del Pdl.

Giovedì prossimo il disegno di legge che all’art. 14 parla proprio della razionalizzazione delle circoscrizioni provinciali, dovrebbe ottenere il via libera in Commissione Affari Costituzionali della Camera per poi approdare in aula il 14 giugno. Nell’attesa l’ottimismo che si era diffuso ieri tra i presidenti di provincia dopo l’aperta presa di posizione del premier, Silvio Berlusconi, non scema nonostante le polemiche non siano mancate.

C’e anche una proposta comparsa sulla Padania in cui si chiede l’istituzione di una Commissione parlamentare bicamerale che esamini “l’efficienza di ogni singola Provincia, superando il mero concetto del numero degli abitanti che deve restare un mero criterio di massima”. E chissà che non si trasformi in un emendamento al disegno di legge.

“Nulla vieta – continua il quotidiano – che due Province limitrofe con territori abbastanza omogenei non possano essere accorpate anche se hanno il requisito numerico della popolazione, ma si distinguono per una storica inefficienza e l’altra per alta capacità amministrativa”.

Nella sede dell’Upi, l’Unione delle province italiane, il clima è sereno e si aspetta con la convinzione – confermata in ambienti parlamentari – che giovedì si scopriranno definitivamente le carte.

Rispondendo al segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che si è detto preoccupato della mancata abolizione delle province, il presidente dell’Upi, Giuseppe Castiglione è tornato sull’argomento: “Riteniamo che sia stato chiarito, e non solo dall’Upi ma anche da governo e da buona parte del Parlamento, che inserire l’abolizione delle Province nella manovra finanziaria non fosse possibile, sia perché il procedimento non avrebbe prodotto alcun risultato in termini di risparmi economici, sia perché il dettato costituzionale non lo permette. Ribadiamo che siamo i primi a volere concorrere alla razionalizzazione del sistema istituzionale del Paese, come stiamo contribuendo a fare attraverso la Carta delle Autonomie locali – aggiunge – il cui iter di approvazione alla Camera dei Deputati procede speditamente, e che contiene norme, che come Upi abbiamo sostenuto, che porteranno alla rivisitazione delle circoscrizioni provinciali, oltre che alla soppressione di quella miriade di enti inutili non elettivi che generano sprechi e creano burocrazia”.

Per il presidente del Veneto Luca Zaia “questo governo ha a cuore la sorte delle province, prova ne sia che non c’é alcuna ipotesi di eliminazione dell’istituto della Provincia”. E ricorda che esiste uno studio nazionale che dimostra come la chiusura delle province non darebbe alcuno dei grandi effetti sperati. “Noi elimineremmo sicuramente un presidente, la giunta, ma ci resterebbero Prefetto, Questore, comandante della polizia e dei carabinieri, tutti gli uffici del governo e tutti i dipendenti. Quindi abbiamo ben altri sprechi a cui guardare”.

Peraltro il relatore del provvedimento in commissione, Donato Bruno, ha spiegato che l’esame della Carta delle Autonomie proseguirà, anche per quanto riguarda l’esame delle ipotesi di taglio delle ‘mini-province’ sotto i 200 mila abitanti e poi, una volta pubblicata la manovra in Gazzetta, si valuterà l’eventualità di stralciare i ‘doppioni’.

La commissione ha esaminato e votato già tutti gli emendamenti ai primi tredici articoli del provvedimento fermandosi all’articolo 14 che riguarda proprio la materia della ‘razionalizzazione delle province’ e che prevede la delega al governo perché emani entro due anni dall’entrata in vigore del provvedimento uno o più decreti attuativi. A questo articolo sono stati presentati una serie di emendamenti che prevedono che la provincia è quella che ha una popolazione “non inferiore a 200 mila abitanti”.