Amato: “Non sono un topo nel formaggio, tutto in beneficenza tranne la pensione”

Pubblicato il 26 agosto 2012 20:58 | Ultimo aggiornamento: 26 agosto 2012 21:14
Giuliano Amato

Giuliano Amato (LaPresse)

REGGIO EMILIA – ”Non sono un topo nel formaggio”. Giuliano Amato ha risposto così, parlando dalla festa Democratica di Reggio Emilia, a chi lo ha accusato di percepire, tra pensione e stipendi, diversi emolumenti. Amato ha poi dichiarato che il prelievo forzoso del 6 per mille sui conti correnti del 1992 non fu una sua idea, e che ritiene giusto esistano rimborsi elettorali ai partiti, un po’ meno giusto invece che questi siano finanziamenti.

Amato ha detto: “Questa campagna mi ha ferito non poco e ha determinato sconcerto, per cui oggi sento il dovere di dire che sono andato in pensione dopo essere stato presidente dell’Antitrust dove i compensi sono non per mia scelta, parametrati alla Corte costituzionale. Alla fine, mediando gli anni di servizio da docente universitario e quelli da presidente dell’Antitrust, la mia pensione è di 22 mila euro lordi al mese, 11 mila e 500 netti. Da allora ho svolto varie attività perché sono stato pressato nel farle, compreso il rientro in Parlamento nel 2002 che non volevo. Ma io, mentre faccio tantissime cose gratis, devolvo in beneficienza quanto mi viene retribuito. A tutela di chi si fida di me, dico che dallo Stato io riscuoto solo la mia pensione. Il vitalizio di cinque legislature da parlamentare lo destino interamente ad attività benefiche. Dunque – conclude Amato – non sono un topo nel formaggio, anche perché per difendermi dal colesterolo io il formaggio l’ho proprio abolito”.

Del prelievo forzoso Amato ha detto: “Non fu una mia idea ma di Giovanni Goria, che era ministro del Tesoro. Ma io ero il presidente del Consiglio, e la accettai. Per anni – racconta alla platea – la gente che mi incontrava per la strada mi faceva con la mano il gesto di chi voleva picchiarmi, ma continuo a pensare che quella fu un’imposta giusta: dal ’92 ad oggi di tasse ne avete viste tante, il 6 per mille sui depositi di un piccolo risparmiatore è veramente poco. Solo 60.000 lire su un conto di 10 milioni. Certo, chi aveva di più in banca ha pagato di più…”.

L’ex presidente del Consiglio si è poi espresso sui rimborsi elettorali ai partiti: “”Trovo giusto che ci siano i rimborsi elettorali, ritengo invece grottesco aver chiamato rimborsi un finanziamento permanente dell’attività dei partiti: è stato un imbroglio ai danni degli italiani. Se vogliamo una politica democratica – spiega l’ex premier – sarà bene che un po’ di soldi ce li mettiamo come contribuenti, senno mettiamo il Paese in mano ai ricchi, mettendo fine ad una battaglia durata 150 anni”.

Secondo Amato, ”ci sono stati sprechi e ruberie: bisogna scavarci dentro”, sottolinea ricordando pure che ”i rimborsi li hanno ricevuto anche partiti morti nel corso delle legislature”. E allora la ricetta di Amato è : ”Ricondurre i rimborsi alle spese elettorali e non pagare i morti. Quanto all’attività ordinaria, il partito deve autofinanziarsi. E per ogni euro che riceve dai privati ne avrà mezzo dallo Stato, facendo si che ognuno diventi azionista con pretese del proprio partito, come succede bene in Germania”.

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