Beppe Grillo sul blog: “Così lavora la cellula cancerogena”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Dicembre 2014 16:22 | Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre 2014 16:22
Beppe Grillo sul blog: "Così lavora la cellula cancerogena"

Beppe Grillo sul blog: “Così lavora la cellula cancerogena”

ROMA – “La metastasi delle organizzazioni”. E’ il titolo dell’ ‘editoriale’ di Beppe Grillo sul suo blog e dove, nella sostanza, paragona il lavoro delle cellule cancerogene nel corpo umano con quello che succede all’interno delle “organizzazioni”: un riferimento ai dissidenti interni del M5S, paragonati a metastasi?  Grillo, per spiegare il “lavoro” delle cellule cancerogene, cita Thorwald Dethlefsen:

“La cellula cancerogena non è, come per esempio i batteri, i virus e le tossine, qualcosa che viene da fuori e minaccia l’organismo, ma è una cellula che finora ha messo la sua attività al servizio dell’intero organismo, in modo da aiutarlo nella sua sopravvivenza. Poi, di colpo, questa cellula ha cambiato i suoi intendimenti e abbandonato l’identificazione comune.

Comincia a perseguire scopi propri e a realizzarli senza preoccuparsi d’altro. Pone fine alla sua normale attività di servizio specifico a un organo e mette in prima linea la sua moltiplicazione. Non si comporta più come un membro di un essere vivente dalle molte cellule, ma regredisce al livello precedente di esistenza. Prende le distanze dalle cellule sue simili e si diffonde rapidamente e senza riguardo alcuno con una caotica moltiplicazione, trascurando tutti i confini morfologici (infiltrazione) ed edificando ovunque basi proprie (metastasi).

Questa rapidissima diffusione delle cellule cancerogene termina soltanto quando la persona che ha svolto le funzioni di terreno di coltura è letteralmente divorata. La cellula sottopone la comunità ai propri interessi e comincia a realizzare la propria libertà con un comportamento il cui errore diventa evidente solo più tardi quando si nota che il sacrificio dell’altro e il suo utilizzo come terreno di coltura porta con sé anche la propria fine.” Thorwald Dethlefsen – Malattia e destino