Berlusconi rincara la dose al G8: “La giustizia è una patologia della democrazia”

Pubblicato il 27 Maggio 2011 15:19 | Ultimo aggiornamento: 27 Maggio 2011 16:24

Silvio Berlusconi

DEAUVILLE – Berlusconi rincara la dose, non bastava aver scomodato Obama per riferirgli della dittatura dei giudici di sinistra che vige in Italia, il premier ha approfittato anche della conferenza stampa al termine del G8: ”In Italia non è più tollerabile l’interferenza di alcuni magistrati della pubblica accusa nei confronti dei rappresentanti del popolo democraticamente eletti. Io penso che la giustizia sia una patologia della nostra democrazia e non è cosa da poco. Anzi, è una cosa gravissima di cui è giusto parlare”.

”Si continua ancora con il tentativo di togliermi dalla scena politica con una sentenza e aiutare così quella sinistra che non ci è riuscita con il responso delle urne”.

Ne ha anche per i giornalisti: “Vergognatevi. E’ scandaloso che voi non vi scandalizziate per le 24 accuse che mi riguardano cadute nel nulla e che continuiate ad amplificarle. Mi permetto di dire ancora una volta ‘vergognatevi'”. Così ha risposto alla domanda dell’inviato di Repubblica che chiedeva se avesse parlato di giustizia oltre che con Obama anche con gli altri leader del G8.

Berlusconi ha così scelto una tribuna internazionale per riproporre la sua vecchia ossessione, la persecuzione dei giudici, quasi a mettere le mani avanti in vista di una debacle ai ballottaggi di Milano e Napoli. Probabile la perdita, probabile quindi un suo ridimensionamento come leader nazionale  e di conseguenza, anche internazionale. E a dimostrazione di quanto la giustizia gli sta a cuore ha anche annunciato che non lascerà la politica finché in Italia non ci sarà una “giustizia giusta”.

Il premier ha spiegato che ha dovuto parlare a Obama:”E’ un mio preciso dovere, ogni volta che mi trovo in un contesto internazionale, spiegare quale sia la situazione in Italia anche di quelle vicende che possono minare la credibilità”. “Credibile” è una parola che ieri è stata piuttosto ricorrente: dopo il faccia a faccia con il presidente americano molti, dall’opposizione all’associazione magistrati, hanno messo in dubbio la credibilità di Berlusconi. Oggi, è lui stesso a usare questa parola, capovolgendone il senso: è la situazione italiana, con lo strapotere dei giudici, a non rendere credibile il nostro Paese. Respinge l’accusa mossa dalle opposizioni di aver gettato discredito sul Paese e spiega piuttosto che la colpa è della stampa. ”E’ più che doveroso spiegare questa situazione a chi, soprattutto all’estero, non riesce a comprenderla, perché troppo spesso travisata da certa informazione che, anziché narrare i fatti, tende a delegittimare le istituzioni del nostro Paese”

Quanto a ieri Berlusconi ha spiegato che con Obama non ha parlato solo di giudici, ma al solito la stampa ha dato risalto solo a quel passaggio: ”Ho visto i titoli di alcuni giornali che hanno dato ampio risalto ad una mia conversazione con Obama” di cui è stato ”riportato solo un frammento fuori dal contesto di un ragionamento più ampio”. E’ poi completamente ”falso” che il presidente Obama abbia mostrato ”distacco o freddezza nei miei confronti”. Al contrario, c’è stata da parte sua grande ”cordialità, rispetto, amicizia e sostegno”. Non solo Barack: ”Ho parlato con tutti i leader del G8. Era mio dovere informarli su quello che su succede in Italia”. Quasi a mo’ di difesa il premier ha sottolineato che non ha parlato per interesse personale, ma in qualità di premier: ”Ho difeso l’istituzione del presidente del Consiglio che è lì a rappresentare l’Italia”.

”Quando torno in Italia volentieri tornerò sul tema della giustizia perché ritengo fondamentale che si sappia a quale persecuzione vengo sottoposto” e del ” tentativo di aggredirmi anche sotto il profilo patrimoniale con una sentenza fuori da ogni logica, se non quella di favorire il mio avversario politico”. Il riferimento è al lodo Mondadori, con la sentenza civile che ha condannato la casa editrice a risarcire la Cir di De Benedetti per 750 milioni. I magistrati italiani ”non sono mai stati riconosciuti colpevoli, e non sono mai state sanzionate le loro responsabilità” nei casi di errori giudiziari.