Bersani da Fazio legge l’elenco dei valori della sinistra: “Al governo servono persone per bene”

Pubblicato il 15 Novembre 2010 22:31 | Ultimo aggiornamento: 15 Novembre 2010 22:32

Pier Luigi Bersani

”Per guidare un’automobile che e’ un fatto pubblico, ci vuole la patente, che e’ un fatto privato. Per governare, che e’ un fatto pubblico, bisogna essere persone perbene che e’ un fatto privato”. E’ uno dei passaggi del ‘manifesto’ di sinistra che il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha letto stasera a ‘Vieni via con me’, la trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano che stasera ospita Bersani e il presidente della Camera Gianfranco Fini.

”La sinistra – esordisce Bersani – e’ l’idea che se guardi il mondo con gli occhi dei piu’ deboli puoi fare davvero un mondo migliore per tutti”. L’Italia ”ha la piu’ bella Costituzione del mondo, la si difende ogni giorno. Il 25 aprile si fa festa”. Secondo il leader Pd, ”nessuno puo’ stare bene da solo. Stai bene se anche gli altri stanno un po’ bene. Se pochi hanno troppo e troppi hanno poco l’economia non gira perche’ l’ingiustizia fa male all’economia”. Per Bersani, ”ci vuole un mercato che funzioni senza monopoli, corporazioni e posizioni di dominio ma ci sono beni che non si possono affidare al mercato: la salute, l’istruzione, la sicurezza”.

Il lavoro, incalza Bersani, ”non e’ tutto ma questo puo’ dirlo chi il lavoro ce l’ha. Il lavoro e’ la dignita’ di una persona, sempre. E soprattutto quando hai 30 anni e hai paura di passare la vita in panchina”. Ma ”chiamare flessibilita’ una vita precaria e’ un insulto e allora un’ora di lavoro precaria non puo’ costare meno di un’ora di lavoro stabile”. Il segretario del Pd attacca poi l’evasione fiscale: ”Chi non paga le tasse mette le mani nelle tasche di chi e’ piu’ povero di lui e se 100 euro di un operaio o di un pensionato pagano di piu’ dei 100 euro di uno speculatore vuol dire che il mondo e’ capovolto”. Davanti a un problema ”serio di salute non ci puo’ essere ne’ povero, ne’ ricco, ne’ calabrese, ne’ lombardo, ne’ marocchino”. Bersani elogia ”l’insegnante che insegue un ragazzo per tenerlo a scuola” come ”l’eroe dei nostri tempi e definisce la condizione della donna ”come la misura di civilta’ di un paese. Calpestarne la vita e’ l’umiliazione di un paese”.

Il leader Pd chiede poi il rispetto dell’ambiente e il diritto di un figlio di immigrati di essere italiano. C’e’ poi il diritto di una persona di scegliere se morire: ”Se devo morire – afferma Bersani – attaccato per mesi a mille tubi, non puo’ deciderlo il Parlamento perche’ un uomo resta uomo con la sua dignita’ anche nel momento della sofferenza e del distacco”. Laicita’ significa per Bersani ”un modo per difendere la fede di ciascuno e garantire le convinzioni di ciascuno”.

”Infine – sostiene Bersani – chi si ritiene di sinistra, chi si ritiene progressista deve tenere vivo il sogno di un mondo in pace, senza odio e violenza e combattere contro la pena di morte e ogni altra sopraffazione fisica e morale. Alla fine essere progressisti significa combattere l’aggressivita’ che ci abita dentro: quella del piu’ forte sul piu’ debole, dell’uomo sulla donna, di chi ha potere su chi non ne ha. E’ prendere la parte di chi ha meno forza e meno voce”. Il segretario Pd conclude. ”Qui finisce il mio tempo, non certo il mio elenco”.