Ex consigliere comunale al Fisco: “Il politico non deve pagare le multe”

Pubblicato il 29 Dicembre 2011 10:09 | Ultimo aggiornamento: 29 Dicembre 2011 10:09

ROMA – Sono un politico, la multa non te la pago, figuriamoci poi gli interessi! A rispondere così, nientemeno che al’Agenzia delle Entrate, è tal Celestino Minotti da Santa Croce di Magliano, in Puglia, un ex consigliere comunale che di versare i 107 euro di sanzione non ne vuol proprio sapere. E’ l’ennesimo protagonista di un nuovo capitolo del feuilleton che Sergio Rizzo dedica con cadenza giornaliera sul Corriere della Sera, alle storie di ordinari abusi della classe politica.

Il rifiuto di Celetino, tuttavia, sembra appartenere più all’arte di arrangiarsi della commedia all’italiana che alla “casta” tanto evocata. Il Fisco comunicava al Minotti che c’era un errore nella sua dichiarazione dei redditi del 2009. Contestava, in particolare, una compensazione di 687 euro ingiustificata sul modello unico, invitandolo a pagarla con una sanzione del 10% più gli interessi legali, 107 euro appunto.

La risposta di Minotti, giunta nelle scorse settimane, è stata perentoria: multa e interessi non li pago. Motivazione, testuale, “un politico non è soggetto a sanzioni e interessi”. A parte che non è più un politico dal 2004, non si capisce quale fonte giuridica abbia potuto consultare a sostegno della sua pretesa. La carriera politica di Celestino Minotti è finita sette anni fa, prima che, moderno Cincinnato, decidesse di tornare nelle sue campagne a curare gli interessi dell’azienda agricola familiare.

Deve aver pensato che le 50 preferenze accordategli dai suoi concittadini nel 1999 lo scagionino dagli obblighi verso il Fisco cui sono tenuti tutti gli altri. Esponente della lista civica Movimento popolare per la democrazia e lo sviluppo, oscillante tra destra e sinistra ma non propriamente di centro, è stato anche capogruppo di maggioranza. Questa esperienza, ai fini dell’esenzione per sanzioni e interessi di mora, deve ritenerla con valore retroattivo. O tempora o mores, ci scappa da ridere.