Dario Fo: “Renzi-Berlusconi? Franca sarebbe indignata”

di redazione Blitz
Pubblicato il 20 gennaio 2014 9:16 | Ultimo aggiornamento: 20 gennaio 2014 9:17
Dario Fo con Beppe Grillo

Dario Fo con Beppe Grillo

ROMA – La politica soffre di ”mancanza di stile” e il silenzio ”allocchito” della gente è il complice di questa situazione. Dario Fo ne è convinto, così come è convinto che anche ”Franca sarebbe indignata”. Risponde così a chi gli chiede cosa avrebbe pensato Franca Rame dell’incontro tra Renzi e Berlusconi.

Ospite, domenica, di una giornata di studi che il teatro di Villa Torlonia, a Roma, ha dedicato all’attrice, il premio Nobel si ‘regala’ al pubblico per un’oretta prima delle prove al Sistina. Qui farà tappa lo spettacolo ‘In fuga dal Senato’ che racconta l’esperienza ”tragica” della Rame a Palazzo Madama. Terzo momento dell’omaggio della Capitale all’icona del teatro e del femminismo sarà il 21 gennaio con il dottorato in musica e spettacolo che la Sapienza le assegnerà alla memoria.

”La sua cifra a teatro era l’economia – ricorda Fo – Diceva sempre che i grandi attori non strafanno mai. Ma anche che quando senti che il pubblico ci sta, ti ascolta e ti ammira, non approfittare mai della sua commozione”. Lui non si commuove nel parlarne e nemmeno nell’ascoltare le parole che la sua Franca scrisse per raccontare il loro primo incontro e citate a Villa Torlonia: ”Lo trovavo davvero spassoso quel lungone strabordante di racconti assurdi e festosi”. Ma dietro la maschera da buffone, resta l’uomo duro con il potere. Così della politica di oggi non digerisce ”la mancanza di dignità e di equilibrio”.

E i toni non cambiano commentando la ”profonda sintonia” raggiunta ieri tra il leader del Pd e quello di Forza Italia: ”Questa mancanza di stile con l’esigenza di essere poi, a parole, aperti e democratici…”. Al Cavaliere non dedica nemmeno la citazione: ”Che importa se questo è un ladro, se è stato condannato, se ha nascosto soldi, se ha preso in giro i cittadini…’. Da tutto ciò Fo si sarebbe aspettato ”una reazione di grido, di distanza” da parte della gente che invece ”resta allocchita, meravigliata perché bisogna tirare a campà e questo è un po’ sul limite del vomito”.

Ma la tempra – anzi la ”tigna meravigliosa” come la chiama lui – non l’abbandona. Perciò aggiunge: ”Bisogna indignarsi ma anche essere positivi perché nonostante tutto io sto qua, sto lavorando, sto facendo conoscere a più gente possibile quella che era l’idea positiva che Franca aveva a proposito degli intellettuali”.