Delrio: “Tassare i Bot? Vedremo. La patrimoniale non la faremo”

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 febbraio 2014 15:18 | Ultimo aggiornamento: 23 febbraio 2014 19:50
Graziano Delrio

Graziano Delrio

ROMA – Tassare le rendite finanziare? Forse. La patrimoniale? Esclusa. Graziano Delrio, sottosegretario e uno degli uomini più fidati di Matteo Renzi, dà qualche indicazione sulla politica economica che verrà.

“Se una signora anziana ha messo da parte 100mila euro in Bot non credo che se gli togli 25 o 30 euro ne avrà problemi di salute. Vediamo…”.

La patrimoniale?

“Non la faremo. L’Imu fu una patrimoniale a tutti gli effetti, il governo Monti la introdusse perché Paese aveva bisogno di sistemare i conti”.

E quanto all’Imu:

“Io sono contrario personalmente a cambiare le regole ogni sei mesi, ma non decido io. L’Imu è stata una tassazione molto criticata ma a regime avrà una sua dignità. Manderemo milioni di dichiarazioni precompilate sulle tasse locali”.

Delrio, intervistato nella trasmissione In mezz’ora, parla anche di cuneo fiscale e pubblica amministrazione:

“Intendiamo certamente aumentare seriamente il taglio del cuneo fiscale. Pensiamo di ricavare risorse in parte dalla spending review, in parte da operazioni industriali e dal rientro dei capitali”.

“Il tema non è tagliare la P.a., ma renderla più efficiente e amica. C’è moltissimo efficientamento da fare. Non credo che in questo momento questo Paese si possa permettere di licenziare”.

“Matteo preferisce cimentarsi nella campagna elettorale e sa benissimo che qui c’è un grosso rischio. Siamo i primi in Europa per disoccupazione giovanile, non basta lo 0,1 di pil per risolvere questi problemi: abbiamo bisogno di un tempo più lungo”.

Riforme, quindi. Ma tutti i passati governi hanno fatto poco, su questo punto, per mancanza di fondi e per i limiti imposti da Bruxelles. Come il tetto del rapporto deficit/Pil al 3%. Delrio dice che non c’è nessuna intenzione di sforarlo, cosa che renderà ancora più stretto il margine per le riforme:

“Non vogliamo sforare il 3%, non ha senso” e, tra l’altro, “c’è un 3% del nostro Pil che non stiamo rispettando, quello da reinvestire in ricerca e sviluppo. Vogliamo andare in Europa dicendo che non siamo l’Italia che annuncia ma che fa” .

Non manca un riferimento al conflitto di interessi:

“Quando dico che vogliamo far diventare Italia un Paese modello” significa anche che “abbiamo bisogno di una legge sul conflitto di interessi, è una cosa che il Paese merita”