Elezioni, ecco tutti gli inquisiti in lista. Berlusconi: “No ai condannati”

Pubblicato il 14 Gennaio 2013 11:20 | Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio 2013 11:33
Elezioni, Berlusconi: "No condannati in lista" E ricandida Cosentino e Dell'Utri

Marcello Dell’Utri (Foto Lapresse)

ROMA – Nicola Cosentino e Marcello Dell’Utri di nuovo candidati al Senato. Ma anche Milanese, Scajola e tanti altri: ecco tutti gli inquisiti in lista.

Il Pdl torna a puntare sulle vecchie glorie per fare il pieno di voti. All’interno del partito non mancano le resistenze di quanti avevano creduto alla “stagione del rinnovamento”. Ma al telefono con Maurizio Belpietro, Berlusconi dice: “No ai condannati in lista. Per gli altri deciderà una commissione”.

Del resto, lo stesso Cavaliere ha tre processi pendenti, Ruby, Mediaset e Unipol, giunti quasi a sentenza. Il fatto è che nelle regioni chiave per conquistare la maggioranza al Senato, come Campania e Sicilia, i nomi più compromessi sono anche quelli che portano pacchetti di voti a cui è difficile rinunciare.

Oltre a  Nicola Cosentino e Marcello Dell’Utri, al Senato, il ripescaggio tocca anche Marco Milanese imputato a Roma per finanziamento illecito nell’ambito del processo sugli appalti Enav e indagato a Milano per corruzione nell’inchiesta sul presidente di Bpm, Ponzellini. Claudio Scajola, tuttora sotto inchiesta per la casa al Colosseo che gli ha comprato Anemone. Luigi Cesaro, soprannominato “Gigino a purpetta” esponente Pdl indagato per camorra. Amedeo Laboccetta, indagato per favoreggiamento nell’inchiesta su Corallo. Denis Verdini che fa le liste del Pdl ma è indagato per gli appalti G8, false fatture, associazione.

Alla manifestazione elettorale del Pdl a Napoli, domenica sera, in prima fila c’era non solo Cosentino, ma anche Alfonso Papa, finito a Poggio Reale durante la legislatura. ”Abbiamo letto le carte processuali di Cosentino – si è giustificato il commissario campano, Nitto Palma – e vi è un impianto accusatorio non accettabile”. E’ chiaro che si valuterà ”caso per caso’‘ la situazione dei vari inquisiti, aggiunge Palma, ma ”se non troveremo elementi di supporto” ad un eventuale rifiuto della candidatura, “assumeremo la relativa decisione assumendocene le responsabilità”. E per Cosentino, prosegue, non sembra che l’impianto accusatorio possa essere sufficiente a dire a no ad un suo ritorno in Parlamento.

Netto, invece, il governatore Stefano Caldoro secondo il quale chi sa di poter essere una zavorra per la sua situazione giudiziaria dovrebbe saper fare un passo indietro. “Per colpa loro rischiamo tutti, garantista sì, cieco no”, insiste Caldoro, ma ”visto che siamo tutti quanti sullo stesso aereo ognuno deve porsi con responsabilità il problema di non creare difficoltà al volo comune”.

Completamente diversa la posizione di Altero Matteoli che è poi quella dominante nel partito: bisogna essere severi solo con i candidati passati in giudicato. Per tutti gli altri, indagati o condannati solo in primo o secondo grado, porte aperte.

Cosentino, due ordinanze di arresto respinte dalla Camera culminate in due processi, non commenta e ai cronisti che lo incalzano ribatte: ”Finalmente qualcuno si è letto le mie carte”. Marcello Dell’Utri, invece, dovrebbe trovare ospitalità nella lista di Miccichè.

Deroga in vista, sembra, anche per Mario Landolfi, rinviato a giudizio per concorso in corruzione e truffa con l’aggravante di avere agito per favorire i clan casalesi.

Ma il tormentone liste pulite interessa anche il Pd, come dimostra la polemica scoppiata nei giorni scorsi su Vladimiro Crisafulli, coinvolto in Sicilia in varie inchieste giudiziarie. Anche lui sarebbe portatore di un pacchetto di voti, si assicura nell’isola, ”davvero irrinunciabile”.

Tensioni ci sono state anche tra Massimo Donadi e Bruno Tabacci su un’eventuale alleanza con Raffaele Lombardo. L’ex Idv punta ”davvero a liste pulite” e dice no. E l’ex governatore dirotta sul Pdl. ”La verità – incalza Casini – è che nelle liste i partiti ci hanno messo davvero di tutto”.

Per non parlare delle liste di famiglia come dimostra la polemica esplosa sulla candidatura nella Lista Monti della cognata di Casini Silvia Noè e del fidanzato della figlia Azzolini. Quest’ultimo sembra non ce l’abbia fatta, ma la Noè è quasi certa visto che, come assicura Casini “è quella che ha preso più voti in Emila Romagna per l’Udc”.