Eni, Enel, Terna, Finmeccanica. Liquidazioni d’oro manager: € 23 mln

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 Maggio 2014 9:36 | Ultimo aggiornamento: 17 Maggio 2014 9:55
Eni, Enel, Terna, Finmeccanica

Paolo Scaroni (LaPresse)

ROMA – Per le grandi aziende di Stato quotate in Borsa, non c’è un limite al tetto stipendi. Queste società possono infatti avere manager e dirigenti che guadagnano tranquillamente di più di 240 mila euro l’anno, la famosa “soglia Quirinale” indicata dal governo Renzi.

Sono società che stanno sul mercato internazionale e i suoi dirigenti sono tutelati dai contratti. Guai se non fosse così, arriva l’ultimo caudillo e annulla leggi, contratti, sarebbe la fine di ogni certezza.

Un inutilmente scandalizzato articolo pubblicato sabato 17 maggio dal Corriere della Sera, svela ora anche a quanto ammontano le liquidazioni ai mega dirigenti che, all’indomani delle muove nomine del governo Renzi, saranno costretti a dire addio alle società guidate fino ad oggi. Si tratta di  quattro grandi società quotate in Borsa e  che hanno appena cambiato guida: Eni, Enel, Terna e Finmeccanica. Spiega Lorenzo Salvia che gli

“amministratori stanno per incassare una somma che si aggira sui 23 milioni di euro. Il consiglio d’amministrazione di Finmeccanica ha deciso che l’azienda verserà all’ex amministratore delegato Alessandro Pansa 5,45 milioni di euro. Nel suo caso si tratta di un’indennità ‘compensativa e risarcitoria’, che si somma ad altre voci più piccole come le competenze di fine rapporto. Pansa era in Finmeccanica da 13 anni. Dal febbraio del 2013 era diventato amministratore delegato rinunciando al compenso e aveva sperato nella conferma da parte del governo Renzi. Un percorso che, evidentemente, ha pesato nella decisione del cda. Le associazioni Federconsumatori e Adusbef parlano di ‘ennesima vergogna’, calcolano che quell’assegno è ‘pari alla retribuzione annua di mille precari'”.

“Ma nella speciale classifica delle liquidazioni d’oro il primo posto spetta ad un altro manager, Paolo Scaroni, fino ad un mese fa alla guida dell’Eni. Il suo assegno supera di poco gli 8 milioni di euro ed è composto da più voci. Due quelle più corpose: 3,2 milioni di euro come bonus fisso sia in caso di scadenza anticipata sia di fine mandato; altri 2,2 milioni come clausola di non concorrenza, cioè come impegno a non lavorare per un anno in aziende rivali anche se l’intesa riguarda solo Europa e Nord America”.

“L’ex amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, dovrebbe incassare un assegno da 7 milioni di euro. Una stima in questo caso, perché dati ufficiali ancora non ci sono e potrebbe arrivare nell’assemblea dei soci della prossima settimana”.

All’ultimo posto della graduatoria (si fa per dire) c’è invece l’ex manager di Terna Flavio Cattaneo. Anche a lui spetta un assegno milionario, esattamente

” una “spettanza da lavoro dipendente”» da 2,4 milioni di euro. Nessun bonus vero e proprio nel suo caso, nessuna buonuscita per il suo ruolo da amministratore delegato. Ma due annualità di un pezzo del suo stipendio, quello che prendeva da direttore generale. Fuori dal conto dei 23 milioni restano le Poste, società pubblica ma non quotata. All’ex numero uno Massimo Sarmi spetterebbe da contratto un assegno da sei milioni di euro. Ma, almeno per ora, il cda ha preso tempo”.