Farefuturo attacca Feltri: “Perchè non fa un partito di estrema destra incazzata?”

Pubblicato il 7 Gennaio 2010 - 12:11 OLTRE 6 MESI FA

Gianfranco Fini

Feltri attacca, Farefuturo para e affonda. Non sembra destinato a finire mai lo scambio di colpi tra il direttore de il Giornale e il presidente della Camera Gianfranco Fini. All’ultimo editoriale di Feltri, risponde, il 7 gennaio un articolo pubblicato di Farefuturo Web Magazine, il giornale della fondazione ideata dal presidente della Camera. Feltri chiede a Fini perchè non lascia il Pdl e la fondazione replica stizzita invitando il giornalista a fondare un suo partito di «estrema destra incazzata e ignorante».

Filippo Rossi, direttore del magazine, nell’editoriale si chiede polemico: «Sapete cosa serve davvero alla destra italiana? Un partito di estrema destra. Di quella vera: xenofoba, populista, stracciona, sempre incazzata, con la bava alla bocca. Dura e pura. Senza tentennamenti. Con gli attributi. Maschilista, reazionaria, brutta e cattiva. Di quella che fa le manifestazioni contro gli immigrati. Di quella che raccatta i falliti della società. Di quella che urla i suoi slogan senza pensare, così per vedere l’effetto che fa. Di quella che, per dirla tutta, avrebbe fatto rabbrividire Giorgio Almirante. Un’estrema destra che si riempie la bocca di parole come nazione, popolo, patria e che le tradisce nella sostanza».

Questa nuova estrema destra, «che – prosue Rossi – odia gli intellettuali, tutti, da qualsiasi parte stanno, perché è una destra semplice, dozzinale, sciatta, strumentalmente ignorante», potrebbe già avere un leader.

«Un giornalista – scrive Rossi – che si diverte a sbaraccare il tavolo da gioco della politica. Si chiama Vittorio Feltri. Capo fazione perfetto. E poi c’avrebbe anche una classe dirigente soddisfatta finalmente dei nuovi ruoli dirigenziali: Marcello Veneziani, Daniela Santanchè e tanti altri. Gente con una certezza sempre in tasca. Con un nemico sempre pronto all’uso».

L’editoriale di Rossi non risparmia neppure alcuni esponenti del governo: «Quel che non si capisce, però – conclude Ffwebmagazine – è come sia possibile che leader politici di lungo corso e di tradizione consolidata come, giusto per fare qualche nome, Giulio Tremonti, Claudio Scajola, Franco Frattini, accettino ancora tutto questo. Accettino senza fiatare che un caudillo detti la linea di un grande partito europeo. Accettino di mandare al macero una possibilità, un’opportunità storica: quella di costruire, finalmente, anche in Italia, una destra sana, colta, moderata. Come loro. Una destra capace di parlare al paese, a tutto il paese. E non solo a una rumorosa minoranza di incazzati».