Fli, dieci piccoli senatori. Ne rimasero sei. Lasciano Viespoli e Saia, addio gruppo

Pubblicato il 22 Febbraio 2011 21:48 | Ultimo aggiornamento: 22 Febbraio 2011 21:48

Gianfranco Fini

ROMA – Alla fine sono rimasti in sei, un numero che non basta per formare un gruppo al Senato ma un numero che, se non altro, rappresenta uno “zoccolo duro” da cui il Fli di Gianfranco Fini può provare a ripartire. A patto che, tempo qualche giorno, non si ricominci con lo stillicidio di addii, defezioni, ritorni e passaggi al gruppo misto.

Prima del giorno della resa dei conti, la pattuglia di senatori finiani era composta da otto unità. Nel pomeriggio di oggi, la riunione decisiva: maratona di oltre tre ore che sancisce quanto, di fatto, si sapeva già. Dopo gli  addii a Fli Giuseppe Menardi, 58 anni, residente a Cuneo, ingegnere e imprenditore e lo storico tesoriere di An Francesco Pontone oggi è toccato a Pasquale Viespoli e Maurizio  Saia dire addio a causa di “divergenze politiche insanabili”.

Resistono nella pattuglia dei senatori finiani in sei: Baldassarri, Contini, De Angelis, Digilio, Germontani, Valditara e affidano ad una nota il loro pensiero: “Degli otto senatori i restanti sei hanno confermato la loro permanenza nel FLI al fine di costruire un’alternativa competitiva all’attuale centro-destra e nella prospettiva di poter dar vita in tempi brevi ad un nuovo e più consistente gruppo parlamentare che faccia riferimento al Polo per l’Italia, rifiutando così qualunque ipotesi di ammucchiata a sinistra”.

Insomma, si resta con Fini, ma si detta anche qualche condizione. E di gruppo non se ne parla più. Chi resta nel partito, come il deputato Carmelo Briguglio, non ha nessuna intenzione di abbassare il livello dello scontro con Berlusconi: “Quando i regimi sono alla fine ricorrono ai mercenari, accade per Gheddafi che fa sparare sul suo popolo, lo stesso vale per Berlusconi con lo shopping che incrementa in Parlamento la legione straniera di deputati e senatori disponibili e pronti persino a giurare senza vergognarsi che Ruby è la nipote di Mubarak”. “La storia – aggiunge il deputato – ci dà segni chiari anche in questi giorni, ci insegna come andrà a finire, come andranno a finire. Basta attendere continuando a fare con onore e dignità il proprio dovere”.