Il Giornale: “Lega ’92 come M5s 2013. Giornalisti, salotti, vestiti casual…”

ROMA – Diffidare dei giornalisti, stare alla larga dai salotti, vestirsi casual, evitare i costosi ristoranti del Pantheon, condividere abitazioni per risparmiare. E’ il vademecum che Umberto Bossi dettava ai neoeletti leghisti sbarcati a Roma (ladrona) nel lontano 1992, ma si potrebbe tranquillamente distribuire ai 163 parlamentari del Movimento 5 Stelle. Umberto Bossi allora, come Beppe Grillo oggi, metteva in guardia i suoi dilettanti mandati allo sbaraglio in mezzo al “mercato delle vacche in Parlamento”.

Di paragoni azzardati e irriverenti con la storia Grillo se ne è visti attribuire tanti. Ha attraversato a nuoto lo stretto di Messina e marciato su Roma come Benito Mussolini, ha parlato agli italiani quasi con le stesse parole che Hitler pronunciò nel 1933, quando tuonava duramente contro i partiti della moritura Repubblica di Weimar. E adesso i suoi pentastellati come i leghisti del ’92: a fare il paragone è Paolo Bracalini sul Giornale del 7 marzo.

Certo, la Lega nasceva con una storia e una geografia ben definite, mentre il M5S nasce nel non-luogo del web. E laddove la Lega raccoglieva il voto di protesta invocando un ritorno alla tradizione locale e persino al mondo contadino ormai trasformato dall’intensa industrializzazione. Grillo ha saputo sintetizzare la rabbia anti-casta diffusa e portarla in Parlamento con una posizione numericamente più vantaggiosa (163 “cittadini” come si fanno chiamare gli onorevoli a cinque stelle) . In realtà chi votava Lega esprimeva solo una protesta viscerale priva di radici culturali che, ahinoi, sappiamo come è andata a finire.

Vent’anni fa Umberto Bossi anticipò di molto Grillo. Racconta il Giornale che “ordinò al fidato Patelli di trovare un residence per tutta la truppa”. Ma lui scelse un albergo troppo costoso e fuori Roma e i leghisti finirono con l’arrangiarsi. Chi in vagone letto la sera e in aereo la mattina dopo, chi ha preso casa vicino all’aeroporto. Ricorda il Giornale che quelli che promettevano: “Non diventeremo mai politici di professione”, sono tutti finiti al “Tempio di Iside”, noto ristorante di pesce, o da Fortunato al Pantheon, trattoria iscritta nella black list dei grillini. Bossi anticipò i grillini anche decurtando lo stipendio ai suoi: e se quelli del M5s rinunceranno solo a 2500 euro di indennità, i leghisti della prima ora erano costretti a lasciare ben 4000 euro al mese nelle casse di via Bellerio, che nel frattempo però non rinunciava al finanziamento pubblico.

L’unica differenza: sebbene Bossi si premurò di mettere in guardia i neoeletti dalle insidie dei giornalisti, non vietò mai la partecipazione dei suoi ai talk show. In questo senso, forse, è stato più democratico.

 

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