Giustizia. Alfano sfida un congresso degli avvocati sul piede di guerra: “Voi non siete l’Anm”

Pubblicato il 26 Novembre 2010 20:50 | Ultimo aggiornamento: 26 Novembre 2010 21:08

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano

Alla fine era senza voce, Angelino Alfano, che nel teatro della nave da crociera Costa Concordia ha tentato di convincere gli avvocati, riuniti per il XXX congresso nazionale, della bontà del progetto della mediazione civile varato dal Governo. In fondo, è questo il vero scoglio, la radice prima della protesta degli avvocati che hanno apertamente e rumorosamente contestato il Guardasigilli rendendo rovente l’intervento di Alfano al congresso.

Il ministro ha affrontato i temi più caldi alla fine del suo intervento anche se le voci degli avvocati si sono levate soprattutto quando il Guardasigilli ha parlato di ‘mercato’ (”conosco – ha detto – la capacità dell’avvocatura di reggere il mercato”), di cancellazione del decreto Bersani che secondo gli avvocati non è ancora avvenuta, della riforma professionale forense (”se non vi piace e non piace nemmeno a Confindustria non la porterò avanti”). Punto su punto, Alfano non ha ricevuto applausi se non quando ha parlato della separazione delle carriere e della riequilibratura tra ruolo dell’accusa e ruolo della difesa, una riforma ”necessaria che sarà varata se il 14 il Governo avrà la fiducia”.

Ma, dice ancora il Guardasigilli, il Parlamento ”non scrive sotto dettatura e andrà avanti con due pilastri – la riforma e la separazione delle carriere – e una postilla: togliere ciò che di finto liberale aveva messo Bersani. Siamo consapevoli che il minimo tariffario era stato inserito in buona fede ma in verità questo non ha favorito i consumatori. E se in questo non ci sosterrà l’avvocatura non ci sosterrà nessuno”.

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Ma gli avvocati vogliono che il ministro parli della mediazione. Ed è in quel momento che dalla platea si leva di tutto: dagli insulti (‘vai a casa’) ai cartellini rossi, le fasce nere del lutto. Ma la posizione di Alfano e del Governo è chiara: sulla mediazione si va avanti. ”La mediazione – ha detto Alfano – non cancella il grado giurisdizionale. Se la mediazione fallisce si va dal giudice per scelta di una delle parti”.

Il Guardasigilli tenta di calmare la platea raccontando un fatto personale: ”Sono stato diffamato dall’Espresso e ho chiesto al mio avvocato di avviare la mediazione, affidando a lui il compito di rappresentarmi”. Non basta, gli avvocati urlano, fischiano, mostrano cartellini rossi saltellando per la sala. Una baraonda che soffoca i pochi, sporadici applausi.

Al Guardasigilli resta solo la possibilità di alzare la voce di più e di tentare la strada della provocazione: ”L’alternativa qual e’? la cancellazione della mediazione? E per fare cosa? Io sono contrario. E se a voi va bene la giustizia così com’è, se ritenete che il sistema per risolvere i problemi sia dare più soldi agli uffici vi dico che avete la stessa posizione dell’Anm e della sinistra. E io sono contro perché rispetto a un sistema insufficiente gli investimenti sono uno spreco”.

L’assemblea non ha dato tregua al ministro nemmeno quando Alfano ha annunciato di voler convocare un tavolo, per la prossima settimana, con Guido Alpa, presidente del Consiglio nazionale forense e Maurizio De Tilla, leader dell’Oua per trovare ”un compromesso possibile”.