Gran giurì del Terzo polo contro Sandro Bondi: c’è Granata

Pubblicato il 13 Gennaio 2011 - 21:04 OLTRE 6 MESI FA

Sandro Bondi

Il finiano Fabio Granata invita di nuovo Sandro Bondi a dimettersi prima di arrivare al voto sulla sfiducia previsto per fine gennaio. Il responsabile dei Beni culturali replica, sia chiedendo ”tutela” per le ”vere e proprie intimidazioni” che sta ricevendo, sia evocando un ”antibondismo” si starebbe affiancando all’antiberlusconismo.

Fra accuse e repliche, la polemica cresce, prima con la decisione di Fli di scegliere proprio il ‘falco’ Granata per affiancare Rocco Buttiglione e Francesco Rutelli nel decidere una linea comune del terzo polo, poi con il leader dell’Api che ribadisce il pollice verso al ministro.

”Apprendo dalla dichiarazione di Granata – dice Bondi in mattinata – non solo che il partito di Fini voterà la mozione di sfiducia nei miei confronti presentata dal Pd e da Di Pietro”, ma che ”dovrei dimettermi prima del voto della Camera ‘per evitare un altro duro contrasto parlamentare”’. Il ministro si chiede che cosa debba ”temere, oltre alla discussione parlamentare, presentandomi in Parlamento?”.

Il clima si arroventa quando Buttiglione e Rutelli, che in quanto ex ministri dei Beni culturali hanno ricevuto dal terzo polo l’incarico di valutare la decisione da prendere in merito alla mozione di sfiducia, chiedono a Fabio Granata di partecipare al loro fianco, come esponente di Futuro Libertà, alla discussione su Bondi; ovviamente il deputato finiano accetta.

In una giornata già segnata dalle polemiche, per Sandro Bondi, probabilmente, questo è troppo. ”Se non avessi una maledetta passione politica, aggravata oltretutto dall’ingenuità di continuare a credere nel valore del confronto, morirei dal ridere – afferma il ministro – alla notizia che Buttiglione e Rutelli hanno allargato l’alta commissione disciplinare per valutare le sanzioni nei miei confronti anche a Granata”.

E aggiunge che ”ora finalmente” il terzo polo ”può dire di aver trovato il suo collante principale: dall’antiberlusconismo all’antibondismo”. A Bondi giunge la solidarietà da diversi esponenti del Pdl mentre il portavoce Daniele Capezzone si rivolge a Pier Ferdinando Casini, avvertendolo che ”un larghissimo numero di italiani considererebbe un atto di sfiducia contro il ministro come un’azione politica pretestuosa, frutto di pregiudizio politico”.

”Sarebbe quindi un autogol clamoroso” per il leader Udc: ”anziche’ essere lui a dare la linea a Granata, sara’ Granata a dare la linea a Casini? Mi sembra – conclude Capezzone – una prospettiva inverosimile”.