“Il Giornale” e “Libero” attaccano Fini: “extracomunitario del Pdl” e “sabotatore”

Pubblicato il 1 Luglio 2010 11:09 | Ultimo aggiornamento: 1 Luglio 2010 11:09

Gianfranco Fini

E’ il giorno dopo l’ultimo scontro tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, quello in cui è stata fissata per l’estate la discussione in Parlamento del ddl intercettazioni. E i due principali giornali di destra vicini al Cavaliere, “Libero” di Maurizio Belpietro e “Il Giornale” di Vittorio Feltri si schierano, uniti, contro il “sabotatore” del Pdl, quello che Feltri chiama “l’extracomunitario del Pdl”, ovvero Gianfranco Fini. Reo di essersi opposto all’approvazione rapida e con colpi di mano (vedi questioni di fiducia a go go) del disegno di legge sulle intercettazioni. Una legge che ai finiani non è mai piaciuta. Almeno così come disegnata dai berluscones.

Sia Feltri che Belpietro, dunque, nei rispettivi editoriali, non perdono l’occasione per attaccare aspramente il presidente della Camera. Il primo afferma senza mezzi termini che il comportamento di Fini è in contraddizione con la sua carica ufficiale. La stessa cosa che a Fini aveva detto lo stesso Berlusconi all’epoca del Congresso-rissa del Pdl con quella frase che non lasciava adito a dubbi: “Se vuoi fare politica allora dimettiti”.

Ma Feltri va anche oltre. “La perfetta sintonia tra Fini e la sinistra nel rallentare l’iter parlamentare della legge è puramente casuale? – si chiede nell’editoriale dal titolo “Fini è una risorsa ma per l’opposizione” – Potrebbe esserlo se si limitasse alla presente circostanza, viceversa si registra spesso al punto da far nascere il sospetto, o la certezza, che il presidente della Camera ormai nel Pdl sia un extracomunitario, estraneo ai costumi della maggioranza, fervido antiberlusconiano pur essendo stato eletto con i voti di quei fetentoni di berlusconiani”. “Lui è una risorsa  – chiosa Feltri – Del Pd e dell’Idv”.

Non è da meno Belpietro che nel suo editoriale “Gianfranco vuole rifare la legge elettorale” ipotizza che il presidente della Camera si stia organizzando per eliminare le soglie di sbarramento nell’accesso al Parlamento per evitarsi la morte politica. “L’operazione di sabotaggio – scrive – potrebbe dispiegare i suoi effetti più devastanti a settembre, quando il governo rilancerà il tema delle riforme. Il cofondatore, per il quale ormai l’unico obiettivo è l’eliminazione di Berlusconi, si preparerebbe a lanciare la sfida per cambiare la legge elettorale. Con quella attuale il suo destino politico, una volta conclusa la legislatura, è segnato: con il Cavaliere in sella, uno sbarramento dell’otto per cento al Senato e del quattro alla Camera, Fini non ha alcuna possibilità di sopravvivenza politica”.