Intercettazioni, il Pd: “Il ddl viola i fondamenti giuridici dell’Unione europea”

Pubblicato il 31 maggio 2010 16:34 | Ultimo aggiornamento: 31 maggio 2010 17:30

Felice Casson

“Il disegno di legge sulle intercettazioni non è solo incostituzionale, ma viola anche i principali fondamenti giuridici dell’Ue”. Lo afferma il senatore Felice Casson, vicepresidente del Pd, spiegando quali sono i contenuti delle pregiudiziali presentate dal suo gruppo nell’Aula del Senato.

“Molti punti del ddl – spiega – inficiano non solo la sua legittimità costituzionale, ma anche la compatibilità con i principi della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, come interpretati da una consolidata giurisprudenza della Corte di Strasburgo. Le pregiudiziali che abbiamo presentato affrontano e illustrano tutti questi punti, a partire dall’incompatibilità con il diritto di e all’informazione di cui agli artt. 21 Cost., 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e 10 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. La Corte di Strasburgo, infatti, nel ribadire l’importanza centrale della libertà di stampa nelle società democratiche, ha più volte ritenuto prevalente (finanche sulla privacy degli interessati e sul segreto istruttorio) il diritto dei giornalisti a fornire, e del pubblico a ricevere, notizie di cronaca giudiziaria”.

“Il provvedimento – prosegue Casson – non introduce soltanto misure lesive della libertà di stampa, ma prevede anche una significativa limitazione dei poteri investigativi della magistratura, con particolare riferimento al ricorso a mezzi di ricerca della prova fondamentali nella società della comunicazione. Tali limitazioni non solo privano di strumenti d’indagine preziosi gli organi inquirenti, ostacolando dunque l’attività di accertamento dei reati e così pregiudicando la tutela della sicurezza dei cittadini, ma rendono difficoltoso se non addirittura immobilizzano il lavoro della giustizia in Italia”.

“Vi è poi – conclude Casson – la disciplina derogatoria per l’ammissibilità di intercettazioni su utenze riferibili a soggetti appartenenti ai servizi di informazione per la sicurezza. In questo modo si rischia di violare i principi di cui all’art. 101, comma secondo, e 112 della Costituzione, poiché subordinando l’acquisizione dei risultati delle suddette operazioni e la loro stessa prosecuzione, alla mancata opposizione del segreto di Stato, condiziona indebitamente l’esercizio dell’azione penale da parte dell’organo requirente”.