Intercettazioni, Schifani chiama il segretario dell’Fnsi: “Possiamo trovare un punto di equilibrio”

Pubblicato il 25 Maggio 2010 - 18:28 OLTRE 6 MESI FA

Il presidente del Senato, Renato Schifani, avrebbe telefonato oggi al segretario della Federazione nazionale della stampa italiana (Fnsi) Franco Siddi. Secondo quanto si apprende, da parte della seconda carica istituzionale sarebbe venuto il tentativo di un chiarimento per favorire nuovi punti di equilibrio nel proseguo del processo parlamentare. Schifani ha raggiunto telefonicamente Siddi in Spagna.

Il segretario della Fnsi (il sindacato dei giornalisti italiani) avrebbe illustrato al presidente del Senato il contenuto del documento concordato ieri dai direttori dei principali media nazionali insieme alla Fnsi in materia di intercettazioni, sollecitando la sensibilità dell’assemblea di palazzo Madama e l’attenzione di Schifani verso i rischi per la libertà di informazione e dei cittadini di essere informati.

Secondo quanto emerso, l’intenzione di Schifani era spiegare ai massimi esponenti del Sindacato dei giornalisti il senso della decisione di portare lunedì prossimo in aula il disegno di legge Alfano. Siddi ha ribadito al presidente del Senato la posizione del sindacato e i motivi di profondo allarme che questo provvedimento ha suscitato, come si è potuto evincere dal documento condiviso dai direttori presenti all’iniziativa di ieri nella sede dell’Fnsi e sottoscritto successivamente da altri.

Il Sindacato aveva infatti sottolineato come non ci possano essere né censure preventive né forme di impedimento del diritto fondamentale dei cittadini a conoscere e sapere, cioé ad essere informati su fatti di interesse pubblico e su come procedono le inchieste giudiziarie. Dal mondo dei giornalisti e dall’opinione pubblica sale, invece, forte la richiesta dell’istituzione di una udienza filtro per la valutazione delle intercettazioni e la costituzione di un Giurì per l’informazione.

Schifani, da parte sua, ha assicurato il massimo impegno, in questi giorni cruciali, prima del passaggio del ddl in aula, per trovare un punto di equilibrio tra i diritti fondamentali dei cittadini: giustizia, informazione e riservatezza.