“La multa per divieto di sosta non la pago, sono un parlamentare io!”: lo “sfogo” di Giuseppe Consolo del Pdl

Pubblicato il 13 maggio 2010 11:24 | Ultimo aggiornamento: 13 maggio 2010 11:24

Multe: se le prendono i parlamentari...

Andare al lavoro, girare ore per trovare un parcheggio e poi, a fine giornata, trovare l’amara sorpresa della multa sul cruscotto. È un destino che accomuna milioni di abitanti delle grandi città, le persone che accettano il rischio della contravvenzione con rassegnazione. Non la pensa così, però, Giuseppe Consolo, che di “mestiere” fa il deputato nelle fila del Pdl. Martedì 12 maggio alla Camera ha preso la parola per denunciare un fatto che giudica “increscioso”: “Ogni giorno a noi parlamentari arrivano notifiche di violazioni del codice della strada, frutto di un atteggiamento pretestuoso. Noi qui veniamo a lavorare non a bighellonare!”

Lo scandalo, secondo il deputato, che ha chiesto di sollecitare il Comune di Roma ad intervenire, è che la sua auto, come quella di altri colleghi, non ha ancora il contrassegno indispensabile per accedere alle zone a traffico limitato come quella di Montecitorio. Non solo: ai deputati arrivano multe per sosta vietata e passaggio nelle corsie riservate ai mezzi pubblici. E così a sostenere l’istanza di Consolo si sono schierati due colleghi di partito: Gabriella Carlucci e Domenico Di Virgilio”.

Ironica la replica di Francesco Barbato dell’Italia dei Valori che esorta i parlamentari multati a risolvere il problema prendendo il tram. Chi non l’ha presa con humor è Angelo Giuliani, comandante dei Vigili Urbani di Roma che ha ricordato a chi le leggi le fa che “noi applichiamo delle norme che valgono per tutti, parlamentari e non”.  Ancora più duro il direttore del Gruppo intervento traffico Carlo Buttarelli: “Il problema è l’arroganza di chi ritiene di dover assolvere al proprio mandato parcheggiando in doppia fila”.

La replica di Consolo, se possibile, è più goffa della sortita: “Non ce l’avevo con i vigili ma con gli ausiliari del traffico” ovvero i famigerati controllori delle strisce blu. Come se gli ausiliari non avessero diritto a fare il loro dovere.  Come se, quello che vale per i comuni mortali non si dovesse applicare a chi fa parte della Casta.