Laura Boldrini vs Beppe Grillo. M5S: “Non è super partes”

Pubblicato il 26 Aprile 2013 5:10 | Ultimo aggiornamento: 26 Aprile 2013 0:38
boldrini e pisapia

Laura Boldrini a Milano il 25 aprile con il sindaco Giuliano Pisapia

Una polemica ha contrapposto la presidentessa della Camera, Laura Boldrini, ad alcuni esponenti di rilievo anche istituzionale del Movimento 5 Stelle, in occasione del 25 aprile e in conseguenza di poco apprezzate e apprezzabili parole di Beppe Grillo sulla ricorrenza e di parole piuttosto drastiche della Boldrini contro Grillo.

Forse complice una informazione parziale sul testo e forse basandosi solo sul titolo, “Il 25 aprile è morto”, apparso sul blog di Beppe Grillo e che si riproduce in parte più sotto, Laura Boldrini lo ha aspramente attaccato. A quanto ha riferito l’agenzia di stampa Ansa, precisa nel riportare il verbo Boldrini ma da cui pare assente la citazione precisa di Beppe Grillo,

“la presidente della Camera [ha cominciato] infatti il suo discorso proprio rispondendo implicitamente a Grillo: ”Stamattina c’è chi ha detto che è una festa morta. Vengano qui, gli scettici. La festa è viva”.

A quest punto, sempre secondo la cronaca Ansa,

“gli esponenti istituzionali del M5S presenti alle celebrazioni per il 25 aprile a Milano hanno lasciato il palco di Piazza Duomo”.

Silvana Carcano, capogruppo del M5S in Regione Lombardia ha attaccato Laura Boldrini:

”Non è stata super partes, la festa è di tutti i cittadini italiani, [mentre la Boldrini] ha iniziato il suo discorso attaccando Beppe Grillo senza capire il senso del suo post, che indica che con tutto quello che sta succedendo in Italia è una forzatura festeggiare il 25 Aprile”.

A parte la forzatura rispetto alle intenzioni di Beppe Grillo, l’uscita della Boldrini appare anche un po’ in contrasto con le parole da lei stessa pronunciate quando un giornalista le ha chiesto se

“si senta a disagio se Sel andrà all’opposizione del prossimo governo”,

mettendo a nudo un’altra possibile scivolata di Pierluigi Bersani che così non solo avrebbe dato la presidenza della Camera a un partito da 3-4 per cento dei voti, ma anche a un partito che, per sue ragioni elettorali, a scaricato il Pd in un momento non certo dei migliori.

In ogni caso la risposta di Laura Boldrini è stata chiara e non equivoca:

“Io rappresento tutta la Camera”.

La polemica, in cui si sono inseriti sia la Boldrini sia il leader del partito che l’ha fatta eleggere, il Sel di Nichi Vendola, che ha dato a Beppe Grillo del “becchino”, con una scivolata di stile e di volgarità che, certamente all’altezza dello stile di Grillo ma non di un leader di sinistra, appare di quelle che spesso in Italia scaturiscono dalla lettura superficiale delle parole altrui.

Infatti a onore di Grillo le sue parole sul  “25 aprile morto”, magari non condivisibili, ma erano da antifascista duro e puro, nella interpretazione un po’ estrema e faziosa, ma con tono a metà lirico a metà Jacopone da Todi, apparsa sul blog di Beppe Grillo. Ne riportiamo alcune delle giaculatorie:

“Nella nomina a presidente del Consiglio di un membro del Bilderberg il 25 aprile è morto,

nella grassa risata del piduista Berlusconi in Parlamento il 25 aprile è morto,

nella distruzione dei nastri delle conversazioni tra Mancino e Napolitano il 25 aprile è morto,

nell’inciucio tra il pdl e il pdmenoelle il 25 aprile è morto,

nella rielezione di Napolitano e il passaggio di fatto a una Repubblica presidenziale il 25 aprile è morto,

nell’abbraccio tra Bersani e Alfano il 25 aprile è morto,

nella mancata elezione di Rodotà il 25 aprile è morto,

nella resurrezione di Amato, il tesoriere di Bottino Craxi, il 25 aprile è morto,

nei disoccupati, nelle fabbriche che chiudono, nei tagli alla Scuola e alla Sanità il 25 aprile è morto,

nei riti ruffiani e falsi che oggi si celebrano in suo nome il 25 aprile è morto,

nel grande saccheggio impunito del Monte dei Paschi di Siena il 25 aprile è morto,

nel debito pubblico colossale dovuto agli sprechi e ai privilegi dei politici il 25 aprile è morto,

nei piduisti che infestano il Parlamento e la nazione il 25 aprile è morto,

nei processi mai celebrati allo “statista” Berlusconi il 25 aprile è morto,

nella trattativa Stato – mafia i cui responsabili non sono stati giudicati dopo vent’anni il 25 aprile è morto,

nel milione e mezzo di giovani emigrati in questi anni per mancanza di lavoro il 25 aprile è morto,

nell’indifferenza di troppi italiani che avranno presto un brusco risveglio il 25 aprile è morto.

Se i partigiani tornassero tra noi si metterebbero a piangere.