Il lavoro divide la sinistra, meglio la riforma o le elezioni?

Pubblicato il 21 Marzo 2012 20:54 | Ultimo aggiornamento: 21 Marzo 2012 21:10
monti fornero

Elsa Fornero e Mario Monti (Lapresse)

ROMA – Il lavoro divide la sinistra: meglio turarsi il naso e dire sì alla riforma del lavoro firmata Monti-Fornero o rischiare di andare ad elezioni mettendo nei guai il governo dei professori?

Il bivio è di quelli rischiosi. Se la sinistra sbaglia rischia di affondare, con le sue stesse indecisioni, proprio nella crisi del settimo anno del Pd che non si è fatta aspettare.

Quando mancano meno di ventiquattro ore all’incontro che dovrebbe essere decisivo, ancora i democratici si palleggiano i dubbi, mentre la Cgil ha già alzato le barricate: sul restyling dell’articolo 18 e sulla riforma da fare passare come decreto legge oppure come legge delega.

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Il segretario del Pd Pierluigi Bersani praticamente sconfessa la riforma, allontana l’immagine di “montiano” che gli si era cucita addosso: ”Non morirò dando il via libera alla monetizzazione del lavoro”. Che deve fare il partito allora? Dimenticarsi della spinosa questione dell’articolo 18 e dare appoggio al governo Monti comunque?

monti e bersani

Pierluigi Bersani e Mario Monti (Lapresse)

L’ultima mossa, per ora, spetta al governo: scegliere se imporre il decreto legge per la riforma o invece passare la palla al Parlamento con la legge delega. Nel secondo caso probabilmente l’articolo 18 rivisitato di Fornero & co. non arriverà a cambiare la vita dei lavoratori italiani.

Se così fosse, l’esecutivo dei tecnici non reggerebbe molto e il rischio sarebbe quello di andare troppo presto ad elezioni, in un momento in cui la sinistra è troppo frammentata per non uscirne male.

Rosy Bindi afferma: ”Questo governo può andare avanti se rispetta la dignità di tutte le forze che lo sostengono”. Dentro il Pd stesso le aree dei lettiani e dei veltroniani temono che Bersani, che sulla difesa dei lavoratori fonda la sua linea politica, possa rompere se la riforma in Parlamento non verrà modificata.

Dario Franceschini dopo un faccia a faccia con il segretario dice: ”Negli ultimi tempi c’è stato un uso un po’ eccessivo del decreto legge, su una materia delicata come il lavoro bisogna procedere con un ddl”.

Per il Pd e il suo futuro la posta è alta. Anche Massimo D’Alema si spende per cercare modifiche sull’art.18 che ritiene ”confuso e pericoloso”. Pietro Ichino sostiene che ”in questa riforma c’è molto Pd” e chi, come il responsabile economico Stefano Fassina, chiede profonde modifiche perché ”sarebbe un grave errore istituzionale e politico forzare ulteriormente il senso di responsabilità del Pd”.

Davvero il Pd sarebbe capace di opporsi in blocco alla riforma della Fornero? Probabilmente almeno una cinquantina di fedelissimi a Monti non si sposterebbe, ma dentro il partito si creerebbe uno scollamento reale.