Lega Nord scatena ira del Pdl. Maroni: “Libertà di voto a ballottaggi”

Pubblicato il 9 Maggio 2012 20:41 | Ultimo aggiornamento: 9 Maggio 2012 21:43

Roberto Maroni (Lapresse)

ROMA – La Lega Nord non appoggera’ i candidati del Pdl al ballottaggio ma ”lascia liberta’ di voto” ai suoi elettori. E’ la nuova linea politica del Carroccio, inimmaginabile rispetto a pochi mesi fa e inaspettata per gli ex alleati del governo Berlusconi che storcono il naso.

Si tratta dell’esempio piu’ concreto e clamoroso del nuovo corso politico voluto da Roberto Maroni. Forse, il sigillo definitivo del complesso processo di ‘maronizzazione’ del movimento. L’ex ministro sta segnando la svolta ma preferisce non correre per evitare pericolose sbandate in curva. Cosi’ non scioglie le riserve su una sua candidatura alla segreteria del partito al congresso federale di fine giugno. Rinvia tutto a ”dopo i ballottaggi”.

Il problema e’ politico e tutto interno. Umberto Bossi a sorpresa la scorsa settimana ha presentato la sua candidatura, sottolineando che Bobo lo avrebbe appoggiato. I maroniani, a questo punto, vorrebbero spingere il ‘capo’ a desistere dall’interno perche’ – spiegano – ”e’ stato mal consigliato da chi gli e’ intorno” e ”candidandosi, farebbe il male suo e quello della Lega”. Il ‘senatur’ per il momento tace.

Insomma, il pensiero e’ rivolto sempre al congresso federale di giugno. Di mezzo, pero’, ci sono i ballottaggi, anche in comuni importanti come Cantu’ o Tradate.

La decisione di non appoggiare il Pdl, soprattutto in Lombardia, non e’ cosi’ semplice o automatica. Il Popolo della Liberta’ e’ si’ in forte difficolta’ ma non intende accettare il ricatto leghista.

”Non mi sembra che la decisione di andare da sola le abbia portato grande fortuna: hanno perso molto piu’ di noi – ammonisce il Governatore lombardo Roberto Formigoni – Se insistessero nel separarsi ulteriormente, non portera’ fortuna”. Un riferimento anche alla tenuta della giunta regionale. Di segno opposto l’analisi dei maroniani, forti della vittoria solitaria a Verona dove pero’ ha influito molto il seguito personale di Flavio Tosi.

C’e’ poi la questione grillini. Secondo gli analisti del voto, il Movimento a 5 Stelle ha eroso molti voti anche alla Lega. Luca Zaia, governatore del Veneto, non sottovaluta il pericolo: ”Senz’altro tra gli elettori di Beppe Grillo ci sono molti ex leghisti – spiega – Vent’anni fa eravamo noi a cacciare buoni e cattivi in nome del ricambio, oggi e’ Grillo”. La soluzione prospettata e’ semplice: lavoro e territorio.