Iva, Irpef, deduzioni, detrazioni: ci guadagnano le famiglie? Sì, no, forse

Pubblicato il 11 Ottobre 2012 12:07 | Ultimo aggiornamento: 11 Ottobre 2012 12:19
Legge di Stabilità: – Irpef, + Iva e tagli alle agevolazioni

ROMA – Legge di stabilità: tra Iva, Irpef, detrazioni e deduzioni ci guadagnano le famiglie? La risposta non può che essere interlocutoria, vanno analizzate al dettaglio tutte le voci e l’impatto sulle diverse categorie di reddito, di composizione familiare ecc. In effetti non c’è solo lo “scambio” Iva-Irpef (aumento contro diminuzione)  nella valutazione di costi e benefici dell’ultima manovra (va chiamata intervento perché a saldo zero). Va considerata anche la “rimodulazione delle tax expenditures”, ovvero il complesso di oneri deducibili che diminuiscono il reddito imponibile, le detrazioni che riducono il valore dell’imposta, le franchigie (impropriamente nominate) che limitano le spese deducibili, l’assoggettamento delle pensioni di guerra e invalidità all’Irpef, le soglie di deducibilità ecc..

Contribuenti fino a 8 mila euro. Sono esenti da Irpef: quindi per loro la diminuzione della aliquota non sposta il bilancio ma ugualmente dovranno affrontare l’aumento dei prezzi: la Cgia di Mestre presume un aumento che va dai 23 euro nel 2013 per un contribuente senza familiari a carico, ai 60 euro nel 2014 per una famiglia monoreddito con coniuge e figlio a carico. Stesso effetto non solo per gli “incapienti” (redditi bassi non tassabili) ma anche per i redditi con 10 mila euro di imponibile e coniuge a carico. Saldo negativo.

Contribuenti fino a 15 mila euro. Per loro si può calcolare un risparmio di 150 euro dalla diminuzione dell’aliquota Irpef. Più difficile calcolare l’impatto dell’Iva: il Sole 24 Ore deduce una maggiorazione dei costi in 42 euro per chi spende mediamente 720 euro al mese. Fino a 15 mila euro la legge stabilità ha inteso preservare i redditi: niente tagli alle agevolazioni fiscali per questa fascia, sia per gli oneri deducibili che per quelli detraibili. Saldo attivo quindi per 108 euro in un anno.

Contribuenti fino a 28 mila euro.  Per loro si può calcolare un risparmio di 280 euro dalla diminuzione dell’aliquota Irpef. L’aumento dell’Iva vale un esborso di 90 euro, considerando una spesa media mensile di 1400 euro. Il taglio delle detrazioni non li riguarda se consideriamo per esempio gli interessi passivi sul mutuo per 2000 euro: sulle detrazioni, infatti, è stato posto un limite di 3000 euro. Come detto interessi sul mutuo, ma poi anche spese funebri, spese universitarie, beneficenza ecc, non possono superare i 3 mila euro: non rientrano nel limite le spese mediche, anche se mancano dettagli importanti per la definizione di questo aspetto. Sul fronte delle deduzioni, poi, deve guardare alla nuova franchigia di 250 euro posta dal governo: vuol dire che assegni al coniuge, contributi previdenziali, previdenza complementare, spese per adozione ecc possono cominciare a essere dedotte da 250 euro in su.

Contribuenti sopra i 28 mila euro. Oltre questa soglia non si applica l’abbattimento di un punto dell’Irpef, ma per la progressività delle tasse, il risparmio è lo stesso che per le categorie con meno reddito (c’è un’altra aliquota che si applica sulla parte eccedente i 28 mila euro, ma fino a quella cifra valgono le aliquote che precedono). Quindi 280 euro di risparmio dall’Irpef. Mettiamo il caso di un contribuente da 50 mila euro l’anno. Tra interessi sul mutuo di 3000 mila euro, i costi di riscatto della laurea, i contributi alla colf, supera il tetto dei 3000 mila euro per la detraibilità: il saldo alla fine sarà negativo anche se di 36 euro.

In generale, salvo i redditi fino a 15 mila euro (ma con la brutta eccezione di quelli fino a 8 mila) “il saldo della manovra per i cittadini che dovranno già fare i conti con l’incremento delle aliquote Iva su beni e servizi di largo consumo, potrebbe rivelarsi alla fine assolutamente negativo” (Sole 24 Ore).