L’ultima mancia: 150 mln a pioggia e armi liberalizzate per la Lega

Pubblicato il 11 Novembre 2011 9:13 | Ultimo aggiornamento: 11 Novembre 2011 10:59

ROMA – L’ultima mancia di un parlamento a scartamento ridotto è stata offerta in Commissione Bilancio: 150 milioni a pioggia da distribuire arbitrariamente nei collegi e un regalo alla Lega, l’abolizione del Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo. Approfittando del canale di urgenza per approvare il maxi emendamento, in Commissione Bilancio è stato inserito il provvedimento definito “legge mancia”. In extremis i parlamentari hanno rifinanziato un gruzzolo di 150 milioni di euro da dividersi secondo le esigenze particolari del proprio territorio: deroghe, minidotazioni, risorse aggiuntive, secondo l’arbitrio non sindacabile dei singoli deputati e senatori. 100 milioni per il 2012 e 50 per il 2013. Si temeva che la legge di stabilità potesse trasformarsi nella classica diligenza cui sferrare l’ultimo attacco.

E infatti, a proposito di pistoleri, è passata, con il silenziatore, l’eliminazione del registro che censisce tutte le armi in circolazione. Tra le ante liberalizzazioni attese, l’unica che il vecchio esecutivo è riuscita a mettere in cantiere è quella delle armi pericolose. Cioè, un gioielliere che giustamente ha diritto a portare come arma di difesa una pistola, potrà scegliere un mitragliatore, un fucile a ripetizione. Per le associazioni legate alla rete italiana del disarmo si fa un passo indietro verso il “Far west armiero”. “Così si va verso uno smantellamento del controllo sulle armi leggere e sull’export – ha sottolineato Giulio Marcon portavoce della campagna Sbilanciamoci e aderente alla Rete italiana per il disarmo – l’Italia rischia un passo verso un Far west armiero che può favorire la criminalità organizzata”.

Spicca poi una norma ad hoc per il sindaco di Barletta, Antonio Azzolini che, fatalità, è anche il presidente della Commissione Bilancio del Senato. Una norma che contiene la deroga alle spese del municipio di Barletta per un milione. Il comma septies dell’emendamento del relatore leghista Massimo Garavaglia recita: “Ai fini della verifica del Patto di Stabilità, non sono considerate sostenute dal Comune di Barletta per la realizzazione degli interventi al crollo del fabbricato di Via Roma”. Il sindaco/senatore aveva appena finito di rassicurare gli ispettori della Bce sul rispetto della massima linea di rigore.

E infatti, ognuno per il bene del proprio territorio di provenienza, sono state varate interventi a pioggia a misura di qualche fortunato collegio, in spregio a qualsiasi ripartizione fondi organica e complessiva. Enti assistenziali, onlus per ciechi, sordi e invalidi, hanno beneficiato di fondi magari giustificati ma del tutto estemporanei e legati alla fortuna di avere il patrocinatore giusto piazzato al posto giusto. Anche Milano ha conquistato qualche utile delega al Patto di Stabilità: il Comune potrà accendere dei mutui che non verranno conteggiati da qui al 2015 e per l’Expo. Contributi in extremis per i canili che proteggono gli animali randagi. Ma anche 19 milioni per l’editoria, episodici rispetto alla ordinazione complessiva dei fondi di Stato ai quotidiani. 70 milioni sono destinati agli ospedali come il Gemelli, il Bambin Gesù ed altri gestiti dalle Università.