Montezemolo: “Non accusatemi di complotto” e “basta demonizzare l’avversario”

Pubblicato il 7 Ottobre 2009 - 17:14 OLTRE 6 MESI FA

Luca Cordero di Montezemolo

Alla presentazione dell’associazione Italia Futura afferma di condividere «totalmente l’appello lanciato dal presidente Napolitano che ha invitato al rispetto nei rapporti tra maggioranza e opposizione. Sono contento di avere oggi ospiti rappresentanti della politica e delle istituzioni che hanno sempre dimostrato di praticare questo modo di intendere il confronto».

Montezemolo si dice convinto che «un dibattito anche aspro sui contenuti arricchisca la democrazia. La demonizzazione dell’interlocutore al contrario indebolisce tutto il sistema e fa sorgere il sospetto che dietro i toni urlati si nasconda solo l’insicurezza e il vuoto delle idee».

Il presidente della Ferrari, a proposito della nuova associazione, afferma anche che «è francamente inaccettabile che si rivolgano accuse di complotto contro chi vuole rendere più ricco e vivace il dibattito delle idee».

«In Italia se una classe dirigente si chiude nel recinto del le proprie attività viene descritta come egoistica e priva di senso comune – prosegue – Se invece si interessa della cosa pubblica, come avviene in tutti gli altri Paesi del mondo, viene immediatamente accusata di assurdi disegni politico-partitici».

Per Montezemolo «chi è sicuro del proprio ruolo e della propria funzione, chi è consapevole dei propri valori non può e non deve temere il confronto con gli altri. Soprattutto quando si tratta di un confronto con chi proviene dalla società civile».

Come sempre «la realtà è molto più lineare delle fantasie», ha spiegato Montezemolo, che ha ribadito che «Italia Futura, molto semplicemente, è quello che dice di essere. Un luogo di idee e proposte che ha un’unica e trasparente missione: far emergere le molte capacità di cui è ricco il nostro Paese per coinvolgerle nell’elaborazione di un progetto sul futuro dell’Italia».

Poi una leggera autocritica: «Viviamo in una Nazione in cui la speranza di migliorare la propria condizione è ormai un bene raro. E ciò rappresenta un fallimento non solo della politica ma della classe dirigente nel suo complesso. È il fallimento di una generazione come la mia».

Una generazione, dice Montezemolo, «che ha avuto il privilegio di nascere dopo la guerra, che ha avuto tanto ma non è riuscita a trasformare il proprio successo; è per questo che oggi ritengo doveroso dare un contributo».