Bersani: “Serve una manovra dura. Giusto il richiamo di Napolitano al governo”

Pubblicato il 23 Maggio 2010 18:13 | Ultimo aggiornamento: 23 Maggio 2010 18:22

Pier Luigi Bersani

“C’é bisogno di una manovra dura e difficile. Temo che il governo non voglia metterci la faccia e dire quale è il problema reale, senza affrontare il problema strutturale”. E’ questo il commento del segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani, alla manovra economica che il governo sta mettendo a punto.

A margine dell’incontro con l’ambasciatore italiano a Pechino, Riccardo Sessa, città nella quale Bersani si trova per partecipare nei prossimi due giorni al primo Forum ad alto livello dei partiti politici di Cina ed Europa, il segretario del Pd non ha usato mezzi termini per commentare la situazione italiana.

“Pare sempre che si stia andando avanti a tirare a campare – ha detto Bersani – con tagli fasulli, qualche ricetta di condono e nessuna misura per mettere un po’ di crescita. Non c’é dubbio che fino ad ora abbiano pagato investimenti, redditi medio bassi, imprese e lavoro.

E’ necessaria la mobilitazione di altri, di coloro che non hanno dato il contributo dovuto; basti pensare all’ evasione fiscale e a certe sacche di ricchezza. Ci vuole un richiamo, parole di chiarezza”.

Quale a suo giudizio il problema di fondo? Non c’é chiarezza, neanche tra loro- risponde il segretario del Partito Democratico. Noi riceviamo troppi messaggi edulcorati. Sentendo alcuni Tg pare che non arrivi una manovra economica ma Babbo Natale. Vedo i prossimi giorni molto difficili. Manca una manovra degna di questo nome”.

Il Presidente della Repubblica ha richiamato il Governo sui decreti legge. “Il richiamo di Napolitano – conclude Bersani – è sostanziale, non formale. Un voto e mezzo di fiducia al mese compresi agosto e Natale, sono una esagerazione. E’ tutto un trucco, per poi cambiare il decreto.

E’ un meccanismo che ci mette ai margini della Costituzione. Ha fatto bene il Presidente della Repubblica a richiamare sul rispetto dei fondamentali. Troppi decreti, come é avvenuto fino ad ora, non consentono una riflessione collettiva su cosa facciamo. Non ci fanno decidere nulla”.