Orfini: “Di Maio mi accusò da Quarto, dove camorra vota M5S”

Matteo Orfini (foto Ansa)
Matteo Orfini (foto Ansa)

ROMA – “Quando segnalai che a Ostia i clan inneggiavano al M5S, Di Maio disse che mi dovevano ricoverare. Lo disse da Quarto, dove la camorra vota M5S”. Così, in un tweet, il presidente del Pd Matteo Orfini si sofferma sulle intercettazioni dalle quali emergerebbe, secondo l’accusa, alle comunali di Quarto del giugno scorso, il sostegno di un clan camorrista locale al candidato pentastellato Rosa Capuozzo, risultato poi vincente. L’inchiesta è coordinata dal pm Henry John Woodcock e condotta dai carabinieri di Pozzuoli.

Il fulcro delle indagini è una intercettazione telefonica, riportata da diversi giornali tra cui la Stampa.

L’articolo di Guido Ruotolo della Stampa:

È una intercettazione telefonica che risale al primo giugno scorso, tra il primo e secondo turno delle comunali di Quarto, comune dell’area flegrea. L’imprenditore legato al clan camorrista dei Polverino, Alfonso Cesarano, dà indicazioni di appoggiare al ballottaggio il candidato a sindaco dei Cinque Stelle, Rosa Capuozzo: «Adesso si deve portare a votare chiunque esso sia, anche le vecchie di ottant’anni. Si devono portare là sopra, e devono mettere la X sul Movimento 5 Stelle».

Per non essere equivocato, l’imprenditore sospettato di essere colluso con la camorra spiega al suo interlocutore: «L’assessore glielo diamo noi praticamente. E lui ci deve dare quello che noi abbiamo detto che ci deve dare. Ha preso accordi con noi. Dopo, così come lo abbiamo fatto salire così lo facciamo cadere». La “pecora nera” dei Cinque Stelle, l’uomo del presunto patto inconfessabile con la camorra, Giovanni De Robbio, è stato cacciato dai Cinque stelle quando ormai l’inchiesta del pm John Henry Woodcook cominciava a essere stringente. De Robbio, in cambio di voti avrebbe promesso a Cesarano la gestione del campo sportivo e comunque di agevolarlo negli affari legati alla amministrazione comunale.

 

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