Intesa Pd-Pdl-Udc: nuova legge elettorale senza obbligo di coalizione

Pubblicato il 27 Marzo 2012 17:01 | Ultimo aggiornamento: 27 Marzo 2012 19:15

Alfano, Bersani e Casini insieme a Monti su Twitter del leader Udc

ROMA – Preceduto dalle voci di elezioni a ottobre è iniziato il vertice di maggioranza che si è concluso con un accordo fra Pd, Pdl e Udc su una nuova legge elettorale per sostituire il Porcellum: non ci sarà l‘obbligo di coalizione, però sulle liste dovrà essere presente il nome del candidato premier; inoltre i parlamentari (che saranno ridotti a 750) torneranno ad essere scelti dai cittadini.

Al tavolo si sono seduti Pierluigi Bersani del Pd, Angelino Alfano del Pdl e il leader dell’Udc Pierferdinando Casini: hanno parlato di riforme, ma con dietro il fantasma del voto tra meno di cinque mesi che allarma e spaventa.  Bersani ha risposto secco a chi gli chiedeva commenti sui rumors legati al voto: “Non capisco da dove escano certe stupidaggini, certamente non da noi”.

Stando a quanto si legge in una nota congiunta, l’accordo prevede di incardinare parallelamente la riforma della Costituzione e la legge elettorale. Il numero dei parlamentari dovrebbe scendere da 945 a 750: ovvero 500 deputati e 250 senatori. ”Sul numero dei parlamentari la decisione dovrebbe essere questa: al massimo ci potra’ essere una norma transitoria” ha spiegato il leader Udc, Pier Ferdinando Casini.

”Al termine dell’incontro tra Pdl, Pd e Terzo Polo -si legge nella nota- si è convenuto sulla necessita’ di incardinare parallelamente la riforma della Costituzione e la legge elettorale. L’accordo sulla revisione della Costituzione prevede, la riduzione del numero dei parlamentari, la revisione dell’età per l’elettorato attivo e passivo, il rafforzamento dell’esecutivo e dei poteri del premier in Parlamento, l’avvio del superamento del bicameralismo perfetto. Per ciò che attiene la revisione della legge elettorale, l’intesa prevede: la restituzione ai cittadini del potere di scelta dei parlamentari, un sistema non più fondato sull’obbligo di coalizione, l’indicazione del candidato premier, una soglia di sbarramento e il diritto di tribuna”.

Le riforme costituzionali e quella della legge elettorale partiranno in parallelo entro 15 giorni. Le riforme costituzionali saranno incardinate al Senato con un emendamento ai testi gia’ in discussione. Per quella elettorale ci sara’ un disegno di legge.

L’ULTIMO VERTICE E LA RIFORMA DEL LAVORO L’ultimo vertice era stato con il premier Mario Monti, una maratona di cinque ore per mettersi d’accordo sull’articolo 18 e la giustizia, con una fumata nera in extremis sulla Rai.

Stavolta la riforma del lavoro firmata Monti-Fornero era già testo stilato dal governo e mandato in Parlamento.

Dal Pd “non c’é traccia di atteggiamenti dilatori” sulla riforma del lavoro, ha detto il capogruppo Dario Franceschini che annuncia che alla Camera è possibile approvare, correggendola, la riforma in 30 giorni. “Noi abbiamo interesse contemporaneamente ad approvare la riforma sul mercato del lavoro e a correggerla: sicuramente non c’é traccia di atteggiamenti dilatori. Siamo pronti a garantire, se il provvedimento verrà inviato alla Camera, il nostro impegno per approvarla in aula entro 30 giorni a partire da quando il testo verrà inviato”.

“Con tre settimane in commissione ed una in Aula c’é tempo di approfondirlo e, come noi vogliamo, di correggerlo” ha precisato l’esponente Pd che ricorda: il governo deve ancora scrivere il testo e decidere in quale aula inviarlo. Per quello che riguarda la Camera confermo che c’é la disponibilità a calendarizzarlo con la massima urgenza”.

Il leader della Cgil Susanna Camusso ha detto: “Bisogna essere sereni: parto da una dichiarazione che il presidente del Consiglio aveva fatto nei giorni scorsi, quella della sovranità del Parlamento e del riconoscimento del dialogo. Penso questa sia la cosa fondamentale”. Così Camusso ha risposto a chi le chiede di commentare la parole del premier, secondo il quale se il Paese non è pronto il governo potrebbe anche non restare.