Pdl, La Russa: “Un errore Fini presidente della Camera”

Pubblicato il 21 Aprile 2010 9:35 | Ultimo aggiornamento: 21 Aprile 2010 10:52

Ignazio La Russa

Ignazio La Russa, all’indomani della firma del documento a favore del Pdl, esclude la possibilità di una scissione, dice che il suo obiettivo è quello di “far crescere il partito” anche se si dichiara pronto a riconoscere che al suo interno c’è bisogno di spazi “di confronto e di dibattito”. Poi afferma che l’errore più grande degli ex An è stato quello di non dissuadere Fini dall’accettare la carica di presidente della Camera.

Il coordinatore del Pdl e ministro della Difesa parla a “Mattino 5” e dice: “E’ difficilmente comprensibile che avvenga una scissione nel Pdl all’indomani di una vittoria e alla nascita del partito, voluta sia da Fini che da Berlusconi. L’anomalia sta soprattutto in questo: nella difficoltà di comprendere che bisogno vi sia in questo momento di dividere un Pdl che nella sua vita ha raccolto tutti i successi elettorali possibili, ha costruito un organigramma importante e si appresta a fare il suo primo congresso”.

Quanto al documento che il ministro ha sottoscritto ieri, insieme ad altri 75 ex di An, in sostegno del Pdl, La Russa puntualizza che “non ci opponiamo a niente, diciamo semplicemente che vogliamo in ogni caso continuare a far crescere il Pdl e consideriamo allo stato irreversibile la scelta che abbiamo fatto tutti insieme. Pur essendo disponibili a dire che nel Pdl dev’essere aperto ogni spazio di confronto e di dibattito, non ci pensiamo proprio a distruggere uno strumento che con grande fatica siamo riusciti a costruire”.

“Nessuno può impedire che qualcuno lasci il partito – aggiunge – ma tutti possiamo sperare che ciò non avvenga. Io assicuro che non è stata un’invenzione di alcuni o una valutazione eccessiva immaginare che fosse pronta la costituzione di un gruppo autonomo da parte dei finiani”. Nessuno, ribadisce il ministro, “può impedire che nasca una corrente minoritaria fortemente contestatrice, che crei problemi alla vita del partito e del governo. Tutte le posizioni politiche non solo sono consentite, ma sono utili al Pdl, purché poi si capisca che il modo per dirimere le questioni è quello della democrazia: si dibatte negli organi che stiamo convocando sempre di più e alla fine chi soccombe accetta le decisioni della maggioranza”.

“Io penso che l’errore che abbiamo fatto tutti noi ex di An – arriva al dunque La Russa – è stato quello di non consigliare a Gianfranco Fini, o quantomeno non contrastare, la sua decisione di fare il presidente della Camera, anziché rimanere nel partito in cui sarebbe stato, con Berlusconi al governo, il numero uno o il numero due”.

“Questo – spiega il coordinatore del Pdl – ha posto Fini in una condizione di dovere istituzionale che ha incentivato le diversità rispetto a Berlusconi, che gli ha impedito di intervenire nel partito, se non con osservazioni che finivano con essere momenti di rottura”. Poi, prosegue, “c’é stata anche la nostra minore vicinanza, perché avevamo tutti altre cose da fare, come ministri o nel partito. Ciò ha lasciato spazio ad una visibilità di altre posizioni, di altri amici che hanno finito per scavare un fossato tra Fini e il Pdl, tra Fini e Berlusconi”.

Quanto ai problemi personali tra Fini e Berlusconi, secondo il ministro “quelli c’erano anche prima, per differenza di carattere, per delle incomprensioni che si sono manifestate in questi anni in maniera sempre crescente”.