Precari della scuola, nel decreto sviluppo niente stabilizzazione

Pubblicato il 20 Giugno 2011 12:50 | Ultimo aggiornamento: 20 Giugno 2011 12:54

Un momento del sit in davanti Montecitorio

ROMA – Il decreto sviluppo non stabilizzerà i precari.  Tra le pieghe del testo si nasconde infatti una notizia amara per i precari della scuola. Ora il governo ha intenzione di mettere la fiducia sul maxiemendamento accelerando così l’approvazione del testo. L’Idv ha già fatto notare che nel decreto ci sono dei provvedimenti che di fatto vanificano le numerose sentenze dei tribunali che hanno riconosciuto i danni derivanti dall’interruzione illegittima dei contratti di lavoro.

A essere contestato è l’articolo 9 comma 18 che prevede l’esclusione della scuola dall’applicazione della direttiva comunitaria che stabilisce l’obbligo di stabilizzare chi ha effettuato almeno tre anni di servizio. In sostanza questa norma europea prevede l’obbligo da parte del datore di lavoro (in questo caso il ministero dell’Istruzione) di assumere a tempo indeterminato il lavoratore che abbia prestato servizio per almeno 3 anni. Esclusa la scuola, però. Il governo teme infatti che l’assunzione in blocco di questa mole di precari (circa 65mila) sia difficilmente gestibile dal sistema-scuola e quindi vorrebbe eludere l’obbligo dei tre anni. Chi è precario, insomma, deve rassegnarsi ad aspettare l’immissione in ruolo. Ora a questi lavoratori resta la strada dei ricorsi in Tribunale, ma da sola potrebbe non bastare.

Per questo i precari della scuola sono scesi in piazza ‘uniti contro i tagli’ per un presidio permanente davanti Montecitorio, iniziato sabato 18 giugno. Un calcolo dei sindacati aveva quantificato lo scarso peso dell’immissione in ruolo di questi 65mila tra insegnanti e Ata. Per il 2011 e non ci sarebbe stato alcun aggravio per l’erario pubblico, hanno spiegato i sindacati, considerato che ogni anno questi posti sono comunque ricoperti con i supplenti.