Sul processo breve Berlusconi mette alle corde Fli. Pdl incalza: “Sì o a casa”

Pubblicato il 29 Agosto 2010 - 20:49 OLTRE 6 MESI FA

Silvio Berlusconi

Pressing di Silvio Berlusconi sui finiani: al centro, questa volta, le misure per il processo breve, che il Pdl pretende siano approvate rapidamente e in via definitiva dalla Camera. A Futuro e Libertà, che chiede di aprire un confronto proprio su questo tema, non resta quindi che votare a scatola chiusa. Insistere, spiega il vicepresidente dei deputati del partito del premier Osvaldo Napoli, ”vuol dire sbarrare alla legislatura”. Il tema della giustizia con il provvedimento sul processo breve si conferma quindi il primo scoglio da superare per la prosecuzione della legislatura.

Ma i finiani in queste settimane non hanno certo nascosto di avere dubbi proprio su questo fronte e c’è chi come il ‘falco’ Carmelo Briguglio già annuncia di essere pronto a ”votare no se il testo non cambia”. Certo a ora si tratta di una posizione personale ma è anche vero, dice, che ”questo provvedimento non pare compatibile con la linea di rigoroso rispetto della legalità che ha intrapreso il presidente Fini”. D’altro canto anche altri, a partire dal capogruppo di Fli a Montecitorio Italo Bocchino, mostrano più  di qualche perplessità: il nodo è rappresentato dalla norma transitoria, che rischia di essere ”un’amnistia mascherata”.

Un timore, quest’ultimo che, sono convinti sempre i finiani, sarebbe condiviso da Napolitano. ”Non sapevo – ironizza il deputato del Pdl Amedeo Laboccetta – che l’onorevole Bocchino fosse diventato il nuovo portavoce del Quirinale”. Ma a tirare in ballo il Colle è anche il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri che ricorda come nel 2006 il Pd, di cui Napolitano era un esponente, ”propose un’ampia amnistia a causa della quale si rischia di celebrare molti processi che poi non porteranno a condanne”.

Quindi, aggiunge, ”sicuramente il presidente Napolitano ricordera’ quelle scelte e saprà valutare con equilibrio le decisioni del Parlamento di oggi”. In realtà, la situazione è in divenire e dunque, si fa notare in ambienti parlamentari, il Colle per ora non può che aspettare e vedere cosa accade non potendo in nessun modo intervenire fino a quando, a confronto terminato, ci sarà un testo da vagliare. Per il numero uno del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto è evidente comunque che non si può sommare alla ”situazione assai contraddittoria a livello di partiti e di gruppi una linea ambigua” sui problemi di contenuto all’interno dei 5 punti programmatici (tra cui ci sono giustizia e processo breve).

 Sarebbe un comportamento, preannuncia, ”inaccettabile” che porterebbe ”solo a disastri”. Mentre la maggioranza continua a ‘contarsi’, le opposizioni intanto si schierano compatte contro il processo breve. Il Pd e l’Italia dei Valori assicurano che in Parlamento sarà battaglia durissima, convinti che il processo breve sia l’ennesima dimostrazione che ”al centrodestra interessano solo – afferma il capo della segretaria dei Democratici Filippo Penati – i problemi personali del Presidente del consiglio, delle sue aziende e dei suoi amici”.

E dice no anche l’Udc che pure ribadisce la disponibilità a pensare ad una tutela delle alte cariche. ”Cancellare centinaia di processi per farne finire uno o due – spiega il leader centrista Pier Ferdinando Casini dalle colonne del ‘Corriere’ – sarebbe però una follia”. Fuori dal coro invece i Radicali che fanno sapere di avere in cantiere una proposta di legge per consentire un’amnistia ”ampia” e una, seppure diversa da quella della maggioranza, volta comunque a garantire un termine ragionevole del processo”.