Rai, interviste a Berlusconi: indagati Minzolini (Tg1) e De Scalzi (Tg2)

Pubblicato il 30 Maggio 2011 - 16:47 OLTRE 6 MESI FA

ROMA – La Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e i direttori del Tg1 Augusto Minzolini e quello pro tempore del Tg2 Mario De Scalzi per l’accusa di abuso di ufficio. I fatti si riferiscono al video delle interviste al premier trasmesse il 20 maggio scorso.

Il filmato delle interviste era stato oggetto di una denuncia dei Radicali presentata nei giorni scorsi in Procura e firmata da Emma Bonino e Marco Cappato. Nella denuncia si sottolineava come ”gli interventi di Berlusconi nei Tg siano per temi trattati e scenografia con tanto di simbolo elettorale alle spalle dei veri e propri spot elettorali assolutamente vietati nei notiziari”.

La posizione del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, iscritto nel registro degli indagati della Procura di Roma per le video interviste sui tg del 20 maggio scorso, non andrà al vaglio del Tribunale dei Ministri. La decisione della Procura è dovuta al fatto che, è stato sottolineato, in quel caso Berlusconi agì come presidente del Pdl e non nella veste di premier.

La Procura di Roma ha espresso parere negativo sulla richiesta da parte dei Radicali di sequestro di ”videocassette o file originali dei messaggi trasmessi dai notiziari compresi eventuali appunti che ne hanno accompagnato il recapito” alle redazioni dei Tg. I magistrati inoltre hanno negato il sequestro ”di ordini di servizio per i giornalisti che hanno effettuato le pseudo interviste -si legge nella denuncia dei Radicali – oltre agli appunti e ai fogli di lavoro delle riunioni di redazione dei telegiornali”. I pm di piazzale Clodio ritengono, infatti, che il reato d’abuso di ufficio nel
caso specifico ”non appare sussistere in tutti i suoi elementi”.

La Procura di Roma definisce ”un atto dovuto” l’iscrizione del presidente del Consiglio e dei Tg di Rai Uno e Rai Due.
I magistrati hanno proceduto per il reato di abuso di ufficio e non per quello di concussione che era stato invece evocato dai radicale nella loro denuncia. Emma Bonino e Marco Cappato scrivono nel documento che ”se fosse stato Berlusconi a pretendere dai direttori dei telegiornali, mediante costringimento o induzione determinato dalla sua qualità, la contestuale messa in onda di questi spot, non ci sarebbe nulla di diverso – per la struttura della condotta, le qualità soggettive dei protagonisti e le evidenti utilità di cui ha beneficiato il presidente del Partito del Popolo delle Libertà – dalla concussione”.