Regionali, Matteo Renzi: “La sconfitta è colpa dei ‘fifoni’ del Pd”

Pubblicato il 31 Marzo 2010 15:26 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2010 15:26

Matteo Renzi, sindaco di Firenze

Matteo Renzi, sindaco di Firenze, non si meraviglia della sconfitta del centrosinistra alle elezioni regionali. Non si meraviglia per niente che il Lazio e il Piemonte siano passati al centrodestra. Il perché? Le due candidate, dice, partivano già perdenti e la colpa è stata tutta dei “fifoni del Pd”.

«Alcuni risultati come il Piemonte e il Lazio – dice Renzi al Corriere della Sera – erano prevedibili. Chiamparino doveva correre e scegliere Emma Bonino è stato un errore. Per fortuna in Puglia siamo riusciti a fare le primarie, altrimenti anche lì finivamo suonati. Insomma, qualche problema di candidature c’è stato».

Renzi rivela anche che lo stesso Roberto Cota nemmeno si sarebbe presentato in Piemonte se a sfidarlo ci fosse stato il sindaco di Torino Sergio Chiamparino invece di Mercedes Bresso. Per la sconfitta nel Lazio se la prende invece con Zingaretti, che non accettò di essere candidato dal Pd al posto della Bonino.

«Che si perdeva in Piemonte io lo sapevo già – racconta Renzi al Corriere – Qualche settimana prima delle candidature ero a Torino per il congresso Anci, e mi trovai a pranzo con Chiamparino, Cota e altri a Eataly. All’improvviso Cota fece a Chiamparino: “Chiampa, ma tu ti candidi? Perché se accetti io non scendo in campo: tanto si sa che con te non ce n’è per nessuno”. Insomma, persino a Cota era chiaro che il nome per vincere in Piemonte c’era, ed era quello del sindaco di Torino».

Per quanto riguarda la sconfitta nel Lazio, Renzi aggiunge: «Abbiamo perso contro una candidata senza lista… Siamo stati proprio bravi, vero? Spero che qualcuno oggi, tra i dirigenti chiamati in causa durante le candidature e che si sono tirati indietro per viltà, oggi faccia autocritica».

Il giovane sindaco di Firenze passa quindi a parlare del dopo elezioni. Chiede meno “caminetti” nel partito, più “praterie”, meno dipendenze dagli alleati che rischiano di condannare il Partito democratico, analizza, «al ‘pecoraroscanismo’. Con Di Pietro al posto di Mastella e Grillo al posto di Pecoraro Scanio».

Cosa serve allora al Pd per risollevarsi dalla sconfitta? Per Renzi è inutile chiedere la testa di Pier Luigi Bersani e cambiare segretario ma «è necessario un cambio di passo». Il sindaco di Firenze chiede quindi al Pd di fare «uno scatto, si tiri fuori dal pastone politico – dice – e torni a dialogare con i cittadini. E basta con l’antiberlusconismo improduttivo. Anche perché il premier ha dimostrato che quando ci mette la faccia lui, e solo lui, vince. Vedi che miracolo ha fatto con la Polverini».