Ruby, le paure di Patrizia D’Addario: “Le spezzeranno le ossa, come hanno fatto con me”

Pubblicato il 29 Ottobre 2010 9:41 | Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre 2010 9:41

Patrizia D'Addario

Patrizia D’Addario ha paura per Ruby, la minorenne tunisina nell’occhio del ciclone per le sue presenze alle feste nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi. “Le spezzeranno le ossa” spiega la escort barese, già coinvolta in una storia di festini a luci rosse in casa del presidente del Consiglio, in un’intervista al Fatto Quotidiano.

La D’Addario racconta che inizialmente non voleva neppure leggere i giornali ma che, alla fine, ha vinto la curiosità. “Cosa posso augurare a Ruby? – si chiede la D’Addario – Beh, una cosa molto semplice: che non le accada nemmeno un decimo di quello che è successo a me. Adesso rischia di finire nel tritacarne, se i magistrati le crederanno loro si metteranno in moto per spezzarle le ossa, per screditarla sui giornali e per non darle tregua”.

“Loro chi?” chiede l’intervistatore Luca Telese? Qui la D’Addario evita accuratamente i nomi e spiega: “E lei pensa che io conosca i nomi? Che sia a conoscenza delle loro identità? Io non so chi sono, ma so che non mi hanno mai dato tregua. Che mi controllano, che sanno tutto quello che faccio. A lei – se diventerà un pericolo – accadrà lo stessoche sta succedendo a me. Cosa intende per pericolo? La verità. C’è, intorno a Berlusconi e ai suoi riti, una verità che non si può dire. Infatti nessuna delle altre ragazze ha parlato. Poi accendo la televisione e me le ritrovo in tv, o scopro che hanno un posto di lavoro a Palazzo Chigi”.

La escort spiega quindi a quale ragazze si riferisce: “Quelle che io ho visto a Palazzo Grazioli, che io ho conosciuto. Quelle che hanno spergiurato di non avermi mai visto, e invece mi conoscevano benissimo. Le hanno premiate”. Per la D’Addario, più che i nomi conta la “rete” attorno al premier: “Io dico che c’è una struttura che si sta muovendo nel tentativo di mantenere un segreto. E questo tentativo significa minacciare me e vigilare sulle altre”.

Quindi la escort spiega di voler parlare con Ruby “per spiegarle cosa si deve aspettare. Io da un anno e mezzo non faccio più nessun tipo di lavoro. Ricevo minacce. Mi accadono cose strane. Mi invitano per delle serate, magari pagandomi già il biglietto del viaggio: poi all’ultimo momento disdicono”.

Sulla parola Bunga Bunga, invece, arriva un “no comment”: “Preferisco non entrare nei dettagli. Però, se sono andata via da Palazzo Grazioli un motivo ci sarà”. Alla fine la escort tira in ballo Veronica Lario, la donna che, a suo dire, più di ogni altro conosce il premier: “Non ricorda cosa ha detto Veronica Lario? Che è malato. E se lo dice lei chi può conoscerlo meglio? Nel mio libro non ho detto tutto. Ho detto tutto quello che si poteva dire senza scadere su un piano di volgarità…Guardi, le dico come stanno le cose. Se io non avessi avuto le mie registrazioni mi avrebbero infilata in qualche manicomio. Io spero che Ruby possa provare quello che dice, altrimenti rischia. Rischia il… trattamento D’Addario. Ovvero: la gloria per chi serba i segreti, la tortura per chi, come me, e come lei, sceglie di parlare”.

Ma cos’era che non le era piaciuto, quella sera, chiede come ultima cosa Telese. “Un Harem. Era un harem. E io gli harem non li frequento”.