Scudo fiscale: in scadenza il termine per regolarizzare i capitali illegali all’estero

Pubblicato il 18 Aprile 2010 - 21:50 OLTRE 6 MESI FA

Conto alla rovescia per lo scudo fiscale. Scade il 30 aprile l’ultimo termine per coloro che vogliono regolarizzare capitali illegalmente detenuti all’estero. Gli ultimi ad usufruire di questa possibilità dovranno pagare un’imposta sostitutiva del 7% contro il 6% di coloro che hanno sfruttato lo scudo tra gennaio e febbraio e il 5% di chi ha approfittato dello scudo ter che si è concluso a metà dicembre dello scorso anno e che ha portato capitali per 95 miliardi di euro.

La possibilità di scudare i capitali non ha rallentato da parte dell’amministrazione finanziaria la lotta all’evasione fiscale internazionale che, anzi, è stata intensificata, e che negli ultimi giorni ha visto l’apertura di un altro possibile capitolo, con la lista dei potenziali evasori con conto sulla filiale svizzera della Hsbc. Lista attesa dalla Procura di Torino da parte dei magistrati francesi. La riapertura dei termini per lo scudo fiscale sta riguardando soprattutto i grandi patrimoni e i beni immobiliari, operazioni più difficili da portare a termine e che per questo sono attese all’ultimo momento.

In pratica, il grosso del lavoro degli intermediari riguarderebbe in questo momento soprattutto il rimpatrio giuridico di ville, detenute soprattutto nei cosiddetti paradisi come Montecarlo o la Svizzera. Per completare le operazioni più complesse comunque ci sarà tempo fino al 31 dicembre, fermo restando il pagamento dell’imposta sostitutiva entro il 30 aprile. Gli operatori del settore, che stanno gestendo in queste settimane le operazioni di rimpatrio, prevedono che i nuovi quattro mesi di scudo (gennaio-aprile) porteranno a rientri di capitali per 15-20 miliardi di euro. Si attendono intanto le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate sulle modalità da utilizzare per comunicare i dati relativi alle operazioni dello scudo ai fini del monitoraggio.

Nelle comunicazioni dei dati fatte dagli intermediari a fine marzo sono infatti state escluse le operazioni legate allo scudo. In dirittura d’arrivo invece la suddivisione di una parte del gettito fiscale dello scudo ter, quello per intenderci che si è chiuso a metà dicembre 2009, che era destinata ad iniziative di valenza sociale. Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri che ripartisce le risorse, oltre 2 miliardi di euro, ha ricevuto il via libera dalle Commissioni Bilancio di Camera e Senato prima delle elezioni regionali. Anche se le Commissioni parlamentari in tutti e due i casi hanno dato un ok condizionato.

In particolare dal Senato si è evidenziata l’esiguità della parte destinata alla ricostruzione in Abruzzo (30 milioni di euro) e si è chiesto al governo di valutare un nuovo provvedimento che consenta di ricostruire le case andate giù con il sisma del 6 aprile e non semplicemente di risarcire i danni. Per il resto i fondi sono andati a un lungo elenco di beneficiari, dagli Lsu al Policlinico San Matteo di Pavia, dall’autotrasporto alla ricostruzione del Belice, dal fondo per il 5 per mille al Comune di Roma.