Sogei-Edil Ars: la traccia dei soldi. Tre anni di coperture e complicità

di Riccardo Galli
Pubblicato il 12 luglio 2011 15:34 | Ultimo aggiornamento: 12 luglio 2011 17:07
Marco Milanese

(infografica Lapresse)

ROMA – Degli affari di Marco Milanese si sapeva già tutto. Da almeno tre anni. Si sapeva della gestione allegra degli apparti pubblici e degli incarichi e si sapeva dei favori chiesti e ottenuti in cambio. Si sapeva e si fece finta di non sapere. Si sapeva che quello messo in piedi da Milanese con le società Sogei ed Edil Ars era un vero e proprio sistema, tale e quale a quello Anemone. Il primo, quello di Milanese, si occupava di piccole commesse, mentre quello Anemone lavorava sui Grandi Eventi. Diversa la misura ma uguale lo schema. Si sapeva perché c’era chi questo sistema lo raccontò, lo denunciò attraversò un dossier alto una spanna. Si sapeva ma ci sono voluti tre anni per scoprirlo.

Il testimone, come scrive Carlo Bonini su Repubblica, è l’autore del dossier in questione e tra il 2009 e il 2010 venne ascoltato per tre volte da finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Roma, senza apparenti seguiti giudiziari da parte del pm Emanuele Di Salvo, ed ha un nome: Francesco Scolamiero. E´ un matematico di 57 anni licenziato in tronco da Sogei nel 2008 per aver ficcato il naso dove non doveva. Racconta: «Nel 2006, quando Padoa-Schioppa e Visco subentrarono a Tremonti, mi fu chiesto dalla nuova dirigenza di Sogei di prendere in mano gli appalti edilizi, come responsabile della logistica. Quando arrivai, venni avvertito che “comandava Edil Ars” (la figlia era stata anche assunta) e per la prima e ultima volta ne incontrai uno dei proprietari, Angelo Proietti. Si presentò con il cellulare incollato all’orecchio, ostentando una conversazione con un “monsignore”. Mi consegnò un piano di lavori triennali per la manutenzione degli immobili che era stato firmato pochi giorni prima che la vecchia dirigenza lasciasse. Neanche fossi un passacarte». Sia per spirito civile, sia per vendetta per esser stato cacciato, sta di fatto che Scolamiero raccoglie le prove e denuncia la mala gestione.

«Verificai che Edil Ars, tra il 2002 e il 2006, aveva lavorato in un regime di sostanziale monopolio con Sogei, aggiudicandosi appalti per oltre 15 milioni di euro. E compresi che a portare in dote Proietti e Scaramucci alla vecchia dirigenza della società, il presidente Sandro Trevisanato e l’ad Aldo Ricci, era stato Marco Milanese». E a conferma di queste affermazioni, dei 15 appalti che “Edil Ars” si aggiudica con Sogei, più d’uno presenta macroscopiche violazioni di legge. Documentate e circostanziate nel dossier. A novembre 2003, ad una gara per la manutenzione partecipano “Edil Ars” ed “Edil Pasa”, con quest’ultima che si aggiudica l’appalto. Peccato che le due ditte abbiano un unico proprietario: ovviamente Proietti. Il 23 dicembre dello stesso anno, “Edil Ars” si aggiudica la ristrutturazione del Ced (4 milioni e 616 mila euro). Il 31, a soli 8 giorni dall´inizio dei lavori, a Proietti viene saldato 1 milione e mezzo di euro per il 30% di avanzamento lavori, difficile pensare che sia stato così veloce. E ancora: l’8 settembre del 2005, per i lavori di bonifica della sede di Sogei (886 mila euro), la spunta la ditta “Lupo Rocco”, chissà chi coniò il nome di questa società. Ma, a lavori ultimati, si scoprirà che ha ceduto la loro realizzazione alla “Edil Ars” (esclusa dalla gara) con un «contratto di subappalto occulto».

Basterebbe ampiamente questo per troncare ogni rapporto tra la “Edil Ars” e la res publica ma, nel 2008, dopo due audit interni che pure hanno certificato le irregolarità, il centro-destra torna al governo. Milanese è di nuovo in via XX settembre e in Sogei ritornano Sandro Trevisanato e Aldo Ricci cui poi succederà Marco Bonamico, un manager che fa mostra di grande amicizia con Proietti, vanno in barca insieme e partecipano insieme anche a dei rally. E così la “Edil Ars” non solo non viene messa fuori gioco, ma ottiene persino che i suoi appalti, di qui in avanti, siano coperti dal vincolo della segretazione. Hai visto mai ci fosse qualcuno che vuole vederci chiaro, e Scolamiero viene licenziato per “esigenze di riorganizzazione aziendale”.

Come Anemone con Balducci per gli appalti dei Grandi Eventi, Proietti e Milanese, sia pure per importi “minori”, tra il 2006 e il 2010 il costruttore porta a casa gare per altri 10 milioni di euro, barattano infatti il monopolio di “Edil Ars” negli appalti Sogei con un ritorno tangibile al consigliere politico del Ministro, di cui la ristrutturazione dell´appartamento di via di Campo Marzio è verosimilmente solo la prima delle evidenze. La voce che accompagna Proietti è che sia infatti diventato l´imprenditore di fiducia chiamato a ristrutturare gratuitamente le abitazioni di alti papaveri del Ministero e di chi è nell’orbita del sistema di relazioni di Milanese. Anche perché potrà sempre caricarne i costi sugli appalti Sogei, della cui opacità si è visto.

 

A ulteriore conferma della consistenza del sistema e della non occasionalità delle irregolarità nel 2010, quando le cose per Milanese si mettono male, la Procura di Napoli gli è infatti addosso, in Sogei qualcuno si ricorda di quel matematico cacciato che sa troppo e che ha anche la brutta vocazione a parlare. Meglio blandirlo per evitare danni quindi. E così lo contattano per fargli sapere che alla sua disoccupazione potrebbe esserci rimedio. Un posto in Enav, dove viene convocato dal capo del personale «su segnalazione dell´ad Guido Pugliesi». Guarda caso proprio in Enav, dove Milanese ha ottimi rapporti. E guarda caso anche in Enav la “Edil Ars” ha il suo spazio avendo ottenuto un appalto da 11 milioni e 336 mila euro (ampliamento della scuola di formazione di Forlì) quale capofila di un raggruppamento di imprese.

 

La cosa non va in porto. Ma il dossier alto una spanna, consegnato ormai tre anni fa alla Corte dei Conti, all´Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, alla Procura di Roma, all´organismo di vigilanza, al presidente e ai sindaci della Sogei, e rimasto lettera morta, documenta che la storia dell´appartamento di via di Campo Marzio abitato da Giulio Tremonti è solo una parte di un sistema più grande, è l´evidenza di un nuovo “caso Anemone”. Che nessuno ha voluto vedere e che la Sogei ha tentato di occultare, liberandosi prima, e provando a blandire poi, l´unico testimone disposto a raccontare chi sono il costruttore Angelo Proietti e la sua “Edil Ars”.