Pd, Bersani chiama a raccolta, ma Veltroni vuole il congresso: “Verifica subito dopo le amministrative”

Pubblicato il 29 Aprile 2011 21:05 | Ultimo aggiornamento: 29 Aprile 2011 21:15

ROMA – Coagulare le forze progressiste e quelle moderate del Terzo Polo: Pier Luigi Bersani ha ribadito oggi che questo è il compito del Pd secondo la linea politica da lui perseguita ormai da dicembre.

Ma a sollevare dubbi è Walter Veltroni che chiede senza giri di parole di ”aprire un discussione seria” subito dopo le amministrative sulla linea del segretario.

Più imminente invece la verifica di martedì prossimo sulla mozione sulla Libia, che secondo Idv può diventare ”la pietra tombale del centrosinistra”.

Bersani, oggi in Friuli per la campagna elettorale, ha ribadito di credere nell’incontro tra il centrosinistra e il Terzo Polo. ”Abbiamo come prospettiva e come dovere – ha detto – il compito di organizzare il centrosinistra”. In particolare il Pd vuole essere ”un punto di coagulo per un incontro tra forze progressiste e moderate per una ricostruzione e per guardare oltre Berlusconi e fare alcune riforme sulla democrazia e sul sociale”.

Bersani ha citato a proposito la mozione del Pd sulla Libia ”per mettere in chiaro quale è la situazione nella maggioranza”. Ma se ci sarà una convergenza con il Terzo Polo, è alle porte una divisione con Idv. Non a caso il capogruppo dei dipietristi alla Camera, Massimo Donadi, ha detto che il voto il 3 maggio sulle mozioni può trasformarsi ”nella pietra tombale del centrosinistra’‘. Per altro quella mozione non è un passaggio pacifico nemmeno nel Pd.

Forti dubbi ci sono nella sinistra interna, e infatti Vincenzo Vita ha chiesto una ”verifica” prima del voto, così come nel fronte cattolico: Enrico Gasbarra già non votò la prima risoluzione del Pd sulla Libia e tre giorni fa si è dichiarato contrario ai bombardamenti. ”Pagheremo un prezzo – osserva Andrea Sarubbi, anch’egli cattolico – anche perché il nostro elettorato è contrario alla guerra”.

Il voto di martedì alla Camera sulla Libia fa seguito ad alcuni passaggi a vuoto visti la settimana passata. Sul testamento biologico l’Udc ha votato con Lega e Pdl, e al momento di votare le pregiudiziali di costituzionalità presentate da radicali e Idv, una ventina di ex popolari sono usciti dall’aula, negando l’appoggio dato dal resto del Pd.

Per non parlare delle assenze di molti deputati di tutte le opposizioni giovedì alla Camera, che hanno aiutato il governo a far approvare il Def nonostante avesse solo 283 voti. Insomma i dubbi ci sono, ma nessuno vuole rompere la tregua interna pre-elettorale, tranne Walter Veltroni: ”A prescindere da come finiranno le elezioni – ha detto in una intervista al ”Foglio” – io credo che dopo il 16 maggio sia opportuno aprire con il segretario Bersani una discussione seria per capire se il percorso scelto dal partito e’ quello giusto”.

Un congresso dunque? ”non penso che sia ancora il caso parlarne – risponde Veltroni – Diciamo che si vedrà alla luce della situazione politica”. Insomma, la parola ”congresso” non è più tabù. E comunque l’obiettivo è rimescolare le carte degli attuali assetti interni, tanto è vero che Veltroni sollecita a scendere in campo Matteo Renzi, Nicola Zingaretti e Sergio Chiamparino, volti nuovi al di là dei dati anagrafici.