Vertice con Bossi e Tremonti a Villa Campari. Berlusconi vuol fargli ingoiare il rospo Casini

Pubblicato il 25 Agosto 2010 10:43 | Ultimo aggiornamento: 25 Agosto 2010 14:02

Silvio Berlusconi

Dopo Palazzo Grazioli, è la volta di Villa Campari. Secondo vertice in pochi giorni ospitato dal padrone di casa Berlusconi. Il primo nella residenza romana, per regolare i rapporti nel Pdl e disinnescare la minaccia finiana, leggi il partito del sud. Il secondo nella splendida magione sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, per ascoltare le ragioni e, soprattutto le richieste, i veti, le lagnanze di Bossi, leggi il partito del Nord. Con Tremonti ufficialmente in qualità di notaio e cassiere. In realtà, è insondabile da che parte orienterà appoggi e resistenze. Anche perchè conscio, se la situazione precipitasse, di poter giocare una partita tutta sua

Non voleva essere cotto a fuoco lento il premier, ma la sensazione è che di vertice in vertice stia logorando piano piano la sua immagine di uomo del fare risoluto e intransigente. D’altra parte mediare, cucire, sopire, blandire costano fatica e pazienza. Non è questo il suo personaggio, altrimenti al suo posto ci sarebbe un Gianni Letta.

All’incontro a Villa Campari sarà presente anche il ministro della Semplificazione Calderoli e il presidente neoeletto in Piemonte Roberto Cota, padrone di casa istituzionale. La missione del premier è chiara ma per nulla agevole. Deve convincere il recalcitrante Bossi a ingoiare il rospo Casini. Il Senatur lo sa e per questo negli ultimi giorni ha fatto sparare, e sparato in prima persona, bordate terribili contro il leader dell’Udc. E’ una strategia ben collaudata: alzare la posta in vista di un accordo.

Non si tratta di un allargamento della maggioranza ai centristi. Per Bossi è una proposta irricevibile: equivarrebbe a un governo tecnico. Piuttosto, pur di evitare il voto e scongiurare la fine della legislatura, si lavora a uno scambio di favori. Un “do ut des” limitato a pochi punti significativi. Il voto di Casini sulle leggi che interessano il premier (processo breve in primis) con il quoziente familiare come contropartita. Bossi accetterà solo in cambio di rassicurazioni vincolanti sul federalismo. Tradotto in cifre sono soldi pesanti: a Tremonti il lavoro sporco di trovarli.

L’incontro non sarà facile anche per altri motivi. Uno su tutti è il fastidio rispetto alle mosse degli ultimi mesi. Per i leghisti il premier è malconsigliato. La cacciata dei finiani è stata intempestiva e soprattutto chi ha suggerito che sarebbero stati solo quattro gatti, mentre adesso ci si ritrova con un potenziale partito in più nel centrodestra?

Tutto da decidere quindi, con Berlusconi sulla graticola. Era lui a garantire per la Lega sul piano nazionale: asesso sembra che il garantito sia proprio lui, con la Lega padrona dell’alleanza. A meno che, non si sia persuaso a giocarsela ancora una volta: elezioni subito, obiettivo la Presidenza della Repubblica con Tremonti premier. Rischioso ma esaltante: sette anni di potere assoluto, sfruttando fino alla fine gli effetti dell’attuale legge elettorale, che di più non può dare. Scenari di fantapolitica certo: ma se a dirlo è una vecchia volpe socialista come Rino Formica, qualche brivido corre lungo la schiena.