Caso Chen, per Stati Uniti e Cina un problema di non facile soluzione

Pubblicato il 1 Maggio 2012 11:35 | Ultimo aggiornamento: 2 Maggio 2012 16:41

Chen Guangcheng

PECHINO, CINA – Il caso di Chen Guangcheng, l’ avvocato cieco cinese e difensore dei diritti umani fuggito dagli arresti domiciliari, sta diventando un problema diplomatico internazionale che secondo gli analisti non ha precedenti dalla sanguinosa repressione di Tiananmen nel 1989.

Non ci sono conferme ufficiali ma il dissidente Hu Jia, che è stato interrogato dalla polizia per 24 ore, ha nuovamente dichiarato che Chen si trova nell’ambasciata americana a Pechino.

Negli Stati Uniti il presidente Barack Obama ha risposto a domande sulla Cina in una conferenza stampa: non ha voluto confermare la presenza del dissidente cinese all’interno dell’ambasciata, ma ha sottolineato che ”rispettando i diritti umani la Cina può essere più forte e più prospera. E noi vogliamo una Cina più forte e più prospera”.

Intanto a Pechino è arrivato il sottosegretario di Stato Kurt Campbell, per una missione talmente segreta che Washigton non ne ha neanche ammesso l’ esistenza, anche dopo che è stato fotografato in un albergo di Pechino. La rete televisiva americana Cbs cita “fonti” secondo le quali “funzionari americani e cinesi sono impegnati in trattative frenetiche” per definire la sorte di Chen, salito alla ribalta nel 2005 per aver denunciato la pratica degli aborti e delle sterilizzazioni forzate nella provincia dello Shandong.

Secondo il New York Times, in gioco ci sono gli sforzi compiuti negli ultimi anni dall’amministrazione Obama per migliorare le relazioni con la Cina, sia sul fronte economico che su quello della sicurezza. “Per le relazioni bilaterali tra i due Paesi il caso Chen è il più grande test da diversi anni, probabilmente dall’epoca della repressione di piazza Tienanmen, sottolinea anche Christopher Johnson, esperto di Cina che ha lavorato come analista per la Cia.

La delegazione dell’ Unione Europea a Pechino ha diffuso un comunicato nel quale esprime “preoccupazione” per la sorte dei familiari di Chen, due dei quali sono stati arrestati, e chiede alla Cina di esercitare “la massima moderazione”. La Ue chiede inoltre che i dissidenti “siano trattati secondo la legge e la Costituzione cinesi”. Navi Pillay, commissaria dell’ Onu per i diritti umani, ha battuto sullo stesso tasto, affermando di temere rappresaglie contro la moglie del dissidente, Yuan Weijing, e la figlia di sei anni.

Pillay ha detto di essere “turbata dalle notizie secondo le quali altri membri della famiglia, tra cui il fratello Chen Guangfu e il nipote Chen Kegui, sono stati arrestati”. Tutto questo avviene mentre Cina e Usa hanno confermato che il 3 e 4 maggio si svolgerà a Pechino la prevista sessione del “dialogo strategico ed economico” tra le due potenze, con la presenza del segretario di Stato Hillary Clinton e del segretario al tesoro Timothy Geithner.

Nella riunione dovrebbero essere all’ ordine del giorno i problemi commerciali tra i due Paesi e le grandi questioni internazionali come le crisi in Siria, l’Iran e la Corea del Nord, ma ora sui colloqui – cui sia Washington che Pechino attribuiscono grande importanza – pesa la vicenda di Chen, sebbene pochi credono che il caso del dissidente possa pregiudicare il risultato degli incontri.

Nel caso diplomatico è intervenuto anche il probabile avversario repubblicano del presidente Obama nelle elezioni presidenziali del 6 novembre, Mitt Romney, il quale ha incalzato l’amministrazione, chiedendole di “prendere ogni misura necessaria per proteggere il dissidente Chen e la sua famiglia”.

Secondo Jerome Cohen, avvocato esperto di legge cinese e amico personale di Chen, “alla fine, a Chen e alla sua famiglia sarà permesso di andare all’estero”, ma, con una accorta tattica negoziale, gli Usa potrebbero ottenere di più”. “Chen – sostiene Cohen – chiede che venga fatto funzionare il meccanismo di controllo sull’ operato delle autorità che già esiste, ma solo sulla carta, e vorrà assicurarsi che ci sia un risultato su questo terreno”.

Bob Fu, presidente dell’ organizzazione di esuli ChinaAid, che ha aiutato Chen a fuggire, sostiene di aver saputo che i massimi leader cinesi “hanno discusso a lungo” sulla risposta da dare alla sfida del dissidente cieco. Liu Weiguo, un avvocato democratico che difenderà Chen è stato fermato e interrogato dalla polizia dopo aver dichiarato che voleva recarsi a Dongshigu, dove vive la famiglia di Chen.

L’ avvocato è stato rilasciato dopo qualche ora e ha detto di stare “bene” ma che “non si sono fatti progressi”. Un amico di Chen sospettato di averne favorito la fuga, Guo Yushan, è stato rilasciato dopo essere stato fermato dalla polizia. Non si hanno invece notizie di He Peirong, l’ attivista che ha ammesso di aver aiutato il dissidente cieco a fuggire, prelavata prelavata il 27 aprile dalla polizia nella sua abitazione di Nanchino.