Narendra Modi in Usa: premier India da indesiderabile a paladino anti-jihad

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 ottobre 2014 7:22 | Ultimo aggiornamento: 30 settembre 2014 20:22
Modi in Usa: il premier indiano da persona non gradita a paladino anti-jihad

Modi in Usa: il premier indiano da persona non gradita a paladino anti-jihad

NEW YORK – Narendra Modi in Usa: premier India da indesiderabile a paladino anti-jihad. L’esordio al Palazzo di vetro dell’Onu, il bagno di folla al Madison Square Garden, i contratti miliardari in via di definizione con la comunità degli affari, l’appoggio incondizionato ad Obama nella lotta al terrore jihadista: il successo negli Usa di Narendra Modi, il primo ministro dell’India, sarebbe stato inconcepibile solo qualche mese fa, quando l’ambasciata lo inseriva ancora nella black list delle persone non gradite dopo che nel 2005 George Bush gli aveva negato addirittura il visto di ingresso.

All’epoca, l’indesiderabile era stato accusato di non aver fatto nulla per fermare il massacro ai danni della minoranza musulmana occorsa nello stato del Gujarat di cui era governatore (e in realtà un tribunale americano, approfittando della sua presenza lo ha citato per comparire). Cosa è successo nel frattempo? Potenza della realpolitik ma non solo. E’ mutato lo scenario geo-strategico internazionale e l’India ne è sempre più protagonista.

Conservatore, dipinto sommariamente come un “falco decisionista”Modi ha vinto a man bassa le elezioni esibendo un profilo populista e tradizionale (sconfiggendo il “Grillo indiano” e il clan Gandhi) che ha esportato nel tour estero temperandone gli accenti più divisivi: induista praticante, ha portato caos e imbarazzo nel protocollo istituzionale di accoglienza visto che sta proseguendo il suo digiuno e a cena con Obama s’è fatto servire giusto una tazza di acqua tiepida (dopo 100 ore di astinenza da cibo).

Il digiuno non ne ha fiaccato l’energia. Alle Nazioni Unite ha parlato in hindu, intervallato da qualche parola in inglese. Ha abbracciato la causa anti-terrorismo islamico rivendicando di averne intuito il pericolo meglio e prima dell’Occidente, rimproverando quei paesi (come i cugini-avversari pakistani) che ne hanno tollerato e addirittura coperto gli eccessi. Ha ammonito, fra l’altro, gli Stati Uniti a non ripetere con l’Afghanistan l’errore del precipitoso ritiro delle truppe in Iraq, per consentire una rinascita vera in funzione anti-talebana.

Tuttavia, a dimostrazione di una certa spregiudicata dose di opportunismo, non è detto che aderirà alla coalizione promossa da Obama, a dispetto della efficace perorazione anti-jihadista. A Mosul, in Iraq, ci sono 40 connazionali ancora nelle mani di rapitori del Califfato. Gli Stati Uniti, interessati all’ingente programma di shopping di armi di Modi, hanno trovato il modo di conciliare le ragioni di principio con quelle della pecunia, un caso istruttivo se si pensa ai i due marò reclusi in India. Si dice che chi ha battuto il clan dell’italiana Sonia Gandhi possa essere meno tetragono alle richieste italiane per riportarli a casa: forse è il momento per riparare agli errori commessi.